mercoledì 13 marzo 2019

La nuova Via della Seta: una grande opportunità per l'Italia. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Sarà forse un accordo storico quello che vede l'Italia firmare un'intesa con la Repubblica Popolare Cinese, in merito al progetto sulla Via della Seta. Un accordo che, finalmente, porrà il nostro Paese in discontinuità rispetto alle politiche imposte dai diktat statunitensi ed europeisti.
Un accordo che riconosce il ruolo di prima potenza mondiale alla Cina. La Cina Popolare è infatti un Paese che, da feudale e successivamente coloniale, è riuscito a risollevare dalla povertà – grazie al socialismo con caratteristiche cinesi - 700 milioni di abitanti e ad avviare investimenti in tutto il mondo, senza sfruttare nessuno, senza destabilizzare altri popoli, senza chiedere sudditanze politico-economico-militari. Anzi, spesso risollevando le sorti di gran parte dei Paesi del Terzo Mondo, avviando importanti partnership nell'ambito di un'ottica multipolare.
Il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, relativamente a tale intesa, ha dichiarato: "Si tratta di un progetto importante di connettività infrastrutturale. Ritengo possa essere una grande opportunità per il nostro Paese". Tale accordo prevede infatti una collaborazione in ambiti quali strade, ferrovie, ponti, porti, energia e telecomunicazioni.
Non si sono fatte attendere le critiche di USA e Unione Europea che - non potendo accettare che l'Italia finalmente abbia preso una decisione nel suo sovrano interesse, avvicinandosi alla prima potenza economica del mondo - tentano di metterle i bastoni fra le ruote.
Sarebbe questa una buona occasione per fare la voce grossa con l'Unione Europea e allentare i rapporti con l'unipolarismo statunitense, visto anche che Trump minaccia il ruolo dell'Italia nella NATO, nefasta alleanza che ci ha resi sudditi militari di un Paese straniero e guerrafondaio. Purtroppo, ad ogni modo, il vicepremier Di Maio sembra rassicurare gli USA e, abbandonando le vesti del paladino della sovranità nazionale, indossa nuovamente quelle atlantiste. E così fa il suo omologo Salvini, il quale, invece, ben lontano da ogni compromesso, parla di “colonizzazione” cinese, evidentemente ignorando che la Cina - a differenza degli USA – non ha mai colonizzato nessuno, né politicamente né economicamente.
L'accordo della nuova Via della Seta, fra il Premier Conte ed il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jimping, dovrebbe ufficialmente essere siglato a fine marzo.
Chissà se l'Italia, finalmente, sceglierà di fare il suo interesse, prendendo peraltro atto del fatto che gli USA - nello scacchiere economico-politico internazionale - contano sempre meno e sono destinati a contare ancora meno e che la strada del multipolarismo pacifico, con rapporti economici e di cooperazione con tutti, avviata da decenni dalla Cina, è l'unica via pragmatica per lo sviluppo dei popoli e dei Paesi.

Luca Bagatin

martedì 12 marzo 2019

Fra bellezza, sensualità ed eleganza: intervista di Luca Bagatin alla modella spagnola Jessica Gomez

Jessica Gomez, ventinovenne spagnola di Barcellona, modella internazionale da undici anni.
Uno sguardo accattivante, sensuale e allo stesso tempo un modo di fare semplice, alla mano. Una ragazza acqua e sapone e allo stesso tempo elegante.
Ho avuto la possibilità di intervistarla, amichevolmente, ma per parlare non tanto del suo lavoro, quanto piuttosto per conoscere meglio la sua anima e la sua personalità.

Luca Bagatin: Cosa rappresentano per te la bellezza, la sensualità e l'eleganza? Te lo chiedo perché sono tre aspetti che mi hai suscitato, ma vorrei chiedertelo in senso più ampio, nel senso che sono tre aspetti che spesso mancano al mondo nel quale viviamo oggi. Aspetti che sembrano solo apparenti, ma che nella sostanza sembrano scomparire. Viviamo in un mondo dove sembra che l'odio, la volgarità e la violenza prevalgano su tutto il resto. Tu che ne pensi in merito?
Jessica Gomez: Paragonerei la bellezza a una donna intelligente, che si fa rispettare e rispetta il prossimo, che ha la testa sulle spalle. Sensualità è quell'aspetto che permette alla donna di conoscere il suo corpo, accettarlo, amarlo completamente. E' quella donna che si sente femminile e non cerca di piacere a nessuno più che a sé stessa. L'eleganza è una cosa che ci si porta dentro. Eleganti si nasce. È la classe, i valori, la forma con cui ti muovi, ti esprimi. La sicurezza in te stessa.

Luca Bagatin: Che tipo di donna sei? Cosa puoi dirci della tua personalità?
Jessica Gomez: Sono una donna con molto carattere, forte ma sensibile. Non mi vergogno di esprimere le mie emozioni davanti alle persone. Sono una persona che lotta per i suoi sogni e per ciò che vuole. Ascolto gli altri, ma mi lascio guidare dalla mia intuizione. Amo sperimentare cose nuove, conoscere persone diverse, viaggiare. Mi piace sognare, far ridere e rendere felici i miei amici. Sono molto indipendente e mi piace godere della solitudine, ma sono anche molto estroversa.

Luca Bagatin: Un giorno mi dicesti che, secondo te, le donne tendono a litigare spesso fra loro. E che tendono ad essere invidiose l'una dell'altra. Questo però fa sì che, divise fra loro, le donne siano più deboli. Come mai secondo te accade questo?
Jessica Gomez: Sì, penso che le donne dovrebbero essere unite e lottare assieme. Finiamo invece per essere rivali fra noi, molto competitive e facendoci male l'un l'altra. E' forse dovuto al fatto che siamo influenzate dall'educazione che ci fornisce questa società. Dovremmo attingere dalla nostra intelligenza e cambiare questo sistema. Sarebbe molto interessante e bello unire le nostre forze per poterlo fare. Le donne dovrebbero lottare assieme per una maggiore equità e parità.

Luca Bagatin: Tu parli molto bene l'italiano e conosci l'Italia abbastanza bene, mi dicevi tempo fa. Ti piace di più vivere in Italia o in Spagna?
Jessica Gomez: Grazie! Sono stata la prima volta in Italia due anni fa e poi ci sono tornata una volta al mese, più o meno. Sono stata spesso al nord per lavoro e spesso anche a Firenze e a Roma. Non posso parlare male di nessun luogo, perché gli italiani sono sempre incantevoli con me. Le persone sono molto amichevoli e affettuose...e il cibo...non ho parole ! Quando vado in Italia mi sento come a casa e anche meglio! Mi piacerebbe vivere in Italia e non lo escludo in un prossimo futuro.

Luca Bagatin: La fotografia è da tempo una forma d'arte. Hai mai pensato tu stessa di diventare una fotografa e quindi passare dall'altra parte dell'obiettivo?
Jessica Gomez: Non sarebbe il mio lavoro ideale, ma da due anni a volte mi capita di realizzare shooting in alberghi che mi piacciono quando viaggio o in luoghi aperti. Ad esempio quando sono stata a Milano. Ho una foto molto bella fatta in galleria Vittorio Emanuele e pochi sanno che l'ho fatta io. Di solito, quando faccio degli scatti miei non lo dico mai, perché non mi interessa avere alcun riconoscimento come fotografa. Le foto le realizzo con un Iphone e poi le sistemo con il photoshop, in modo da dare un tratto il più professionale possibile, ma sicuramente non ho alcuna voglia di acquistare attrezzature professionali per realizzare foto.

Luca Bagatin: Come ti immagini fra vent'anni?
Jessica Gomez: Buona domanda... Suppongo sposata, con alcuni figli, viaggiando - questo sempre - essendo felice, che per me è una regola fondamentale qualsiasi cosa faccia.
Lascio che la vita mi sorprenda. Ciò che essa mi porta è spesso più di quello che immagino!

Luca Bagatin

domenica 10 marzo 2019

"Il totalitarismo liberale. Le tecniche imperialiste per l'egemonia culturale", un saggio di Alessandro Pascale. Articolo di recensione di Luca Bagatin

I bambini bevono sempre più Coca Cola e sempre meno latte, ed il tempo dedicato all'ozio sta diventando sempre più tempo per il consumo obbligatorio”. Questa è una frase che fa pensare. E' una frase vera, che fotografa la realtà nella quale stiamo vivendo, ove la pubblicità commerciale ha invaso le nostre case, le nostre menti, il nostro tempo libero, la nostra vita e così i bisogni indotti che essa veicola e – in modo più o meno subliminale – impone a noi cittadini, che siamo ormai diventati dei meri consumatori.
Questa frase l'ha scritta il saggista uruguaiano Eduardo Galeano alcuni anni fa, all'interno di un più ampio articolo che descrive tale triste fenomeno.
Un triste fenomeno che descrive, ampliandolo, anche il saggio a cura di Alessandro Pascale, edito da La Città del Sole (www.lacittadelsole.net) dal titolo emblematico “Il totalitarismo liberale. Le tecniche imperialiste per l'egemonia culturale”.
Il saggio raccoglie articoli, considerazioni, analisi, inchieste volte a fotografare e conseguentemente a denunciare il sistema liberale, smascherandolo e mostrando il suo volto autoritario, al servizio unicamente del capitalismo, delle classi più ricche, di quelle sovrastrutture che – nei secoli – hanno reso schiavi i poveri e i popoli.
Come scrive il curatore nella sua ampia introduzione: “Al termine della presente opera si inizierà a dubitare di vivere in “democrazia” e di essere realmente liberi, tanto è forte il controllo diretto e indiretto esercitato nella nostra società di massa dai media e dalle ristrette élite padronali. Siamo ancora liberi di scegliere molte cose, certo, ma secondo limiti pre-determinati che in fin dei conti non si differenziano notevolmente, rimanendo sempre all'interno di una serie di strutture e sovrastrutture borghesi”.
La tesi di fondo del saggio è quella di mostrare al lettore il dominio fondato da quello che il curatore definisce “Terrore delle guerre, della disoccupazione, delle persecuzioni, delle migrazioni, dell'alienazione, della repressione”. Un “Terrore figlio di un Totalitarismo di tipo nuovo: morbido, accogliente, colorato, “liberale” per l'appunto”.
E' il mondo individualista nel quale viviamo, preda dell'ideologia del consumo e del danaro. Delle corporation che governano interi Stati; che esportano guerre; che fomentano divisioni; che destabilizzano Stati sovrani (come la ex Jugoslavia, l'Iraq, la Libia, La Siria, il Venezuela e molti altri prima ancora); che impongono ai popoli di emigrare al fine di essere sfruttati, per garantire il benessere ai popoli più ricchi del pianeta; che impongono i loro stili di vita con la pubblicità commerciale e, appunto, rendono schiavo il nostro stesso tempo libero.
Il saggio curato da Pascale espone, attraverso numerose ricerche, tutte le tecniche imperialiste usate in tal senso. Spiega ad esempio l'uso storico e strumentale del razzismo per fomentare divisioni (anche facendo leva sulle appartenenze religiose) e fomentando guerre fra poveri e ciò in voga sin dai tempi del colonialismo. Fenomeno non a caso che ha riguardato ed è stato usato fortemente dalla sinistra liberale ottocentesca e da tutto il fronte liberale in Europa e criticato già ai tempi da Karl Marx. Sin da allora i popoli (e gli eventuali morti) del “Terzo Mondo” varranno di meno rispetto a quelli del mondo “occidentale”, ovvero verranno considerati meno, sia sotto il profilo storico-culturale, che oggi dal sistema mediatico e politico occidentale.
In questo modo saranno accettate, negli anni, le famose guerre di sedicente “esportazione della democrazia”... che purtuttavia hanno destabilizzato unicamente Paesi laico-socialisti – con una propria democrazia e sovranità - e non hanno minimamente riguardato baluardi del fondamentalismo islamico quali ad esempio l'Arabia Saudita, in quanto alleati principali degli Stati Uniti d'America, patria del liberal-capitalismo.
“Il totalitarismo liberale” analizza successivamente il fenomeno del controllo dell'informazione, laddove si dimostra che l'informazione “libera” è nelle mani di un pugno di capitalisti, in regime di pressoché oligopolio, in quanto pochissime multinazionali sono, di fatto, detentrici del potere di televisioni, giornali, media , radio, web e sistemi informatici. Negli USA ad esempio si è calcolato che il 90% del consumo mediatico medio è proveniente sostanzialmente da sei multinazionali: Comcast, The Walt Disney Company, News Corporation, Time Warner, Viacom e CBS Corporation.
Non stupisce, quindi, se i grandi media, trasmettono pressoché le medesime notizie e il pensiero critico o non conforme o è ridotto all'osso oppure, semplicemente, nei grandi media non esiste e ciò non va certo meglio per l'Italia, ove ampi paragrafi del saggio sono dedicati anche alla situazione informativa e mediatica del nostro Paese.
Diviene quindi facile, per i media, secondo la tesi del saggio, manipolare le informazioni e fornire narrazioni della realtà politica, sociale e geopolitica, ad uso e consumo del “mainstream” e degli interessi dei grandi gruppi economici e di potere.
Ecco che, ad esempio, si sono giustificati interventi “umanitari” - aspetto diffusamente trattato nel saggio - laddove “si diceva” che vi erano armi di distruzione di massa. Che però poi si è scoperto che non c'erano. Ma nel frattempo persone innocenti sono morte, sono state bombardate e si sono sostituiti dei governanti legittimi con altri governanti fantoccio, spesso fondamentalisti o autoritari, ma compiacenti verso le “potenze liberatrici”.
Altra tesi sostenuta dal saggio curato da Pascale è la diffusione dell'ignoranza e la distruzione della cultura, operata attraverso la distruzione sistematica della scuola pubblica in ogni Paese occidentale, uniformatasi così al modello scolastico statunitense ove, di fatto, l'istruzione superiore è accessibile unicamente alle classi agiate, mentre la scuola pubblica cade a pezzi ed è lasciata allo stato brado. E così, come scritto nel saggio, accade che la grande maggioranza degli statunitensi creda di più – tanto per dirne una - nel diavolo che nella teoria dell'evoluzione di Darwin (sic !).
Altri aspetti diffusamente trattati da “Il totalitarismo liberale” sono poi i seguenti: la manipolazione del linguaggio economico-politico attraverso l'uso distorto di taluni termini (penso ad esempio all'uso in modo distorto e negativo del termine “populista”); l'utilizzo massiccio della pubblicità commerciale di cui abbiamo già sopra fatto menzione, assieme anche alla denuncia del fenomeno dell'obsolescenza programmata dei prodotti, uno dei sistemi più perversi usati dalle aziende per far durare meno il ciclo di vita di un prodotto e quindi obbligare le persone ad acquistarne uno nuovo; l'influenza del capitalismo nell'arte e nella cultura, laddove si racconta, nel saggio, la storia della propaganda filo statunitense e filo capitalista di non poche opere cinematografiche, letterarie ed artistiche, anche spesso attraverso l'intervento diretto della CIA, nel periodo della Guerra Fredda; il tentativo - nella Russia post-sovietica - di falsificare la storia dell'URSS dipingendola quale un regime del terrore e non il Paese nel quale si è realizzato il socialismo e si è combattuta povertà, analfabetismo e differenze di genere.
Su questo argomento poi, il curatore del saggio, essendo di formazione marxista e comunista, ha voluto ampiamente trattare il fenomeno del cosiddetto revisionismo storico – già in voga dopo la morte di Stalin in URSS e cavallo di battaglia del PCI “eurocomunista” di Berlinguer - denunciandolo quale fenomeno anticomunista e per molti versi all'origine dello sdoganamento, da parte anche del mondo ex comunista, dell'ideologia liberale e del sistema economico capitalista.
“Il totalitarismo liberale. Le tecniche imperialiste per l'egemonia culturale”, come spiegato dal curatore nella prefazione, inaugura la collana “Storia del Socialismo e della Lotta di Classe”, che prevede un progetto editoriale di dieci volumi, compreso il presente, volti a raccontare approfonditamente una storia per molti versi dimenticata, sicuramente utile da far conoscere anche a chi, pur non essendo o non essendo stato comunista o socialista, vuole comunque approfondire senza pregiudizi una realtà fortemente osteggiata da chi, oggi, in nome di una presunta idea di libertà (quella di consumare e di “godere” illimitatamente sulle spalle dei poveri e dei popoli), tiene in mano le redini del gioco.
Molto interessante il fatto, peraltro, che la casa editrice La Citta del Sole abbia voluto indicare nell'incipit che, essendo essa “contro la riduzione a merce dell'individuo e del prodotto del suo ingegno”, permette la riproduzione anche integrale del volume editato, in modo gratuito a patto che di ciò sia fatto comunque un uso proprio e legittimo.

Luca Bagatin

giovedì 7 marzo 2019

Monologo d'Amore e Libertà by Luca Bagatin

Ho inziato ad avere le mie idee sin da quando ero molto piccolo.
Da allora non ho mai avuto una ideologia, ma mie idee, dettate dal mio modo di sentire e osservare le cose.
Per questo non sono e non voglio essere "incasallato" da nessuna parte e, del resto, sarebbe impossibile.
Posso anche decidere di "incasellarmi" io, per un certo periodo di tempo. Ma se lo faccio, lo faccio solo per portare avanti le mie idee.
E' autoreferenzialità ? Può essere. Amo molte cose con il prefisso "auto". Tranne le automobili.
Per certe cose sono un tradizionalista e un conservatore. Non amo la modernità e il progresso. Per me vivere in un ambiente naturale, senza automobili e cemento, sarebbe l'ideale (non guido e ho avuto la fortuna di crescere - da bambino - nel verde, che purtroppo, oggi, a causa dell'insensatezza della politica e dell'economia, non esiste più).
Per altri versi sono un libertario. Se una persona ama può amare chiunque. Non mi interessa il suo sesso o il colore della sua pelle. E troverei sciocco il contrario.
Per altri versi ancora sono un socialista. Penso che tutti potremmo vivere meglio se consumassimo di meno e mettessimo le cose in comune, a beneficio della comunità. Una comunità piccola, autogestita, in dialogo costante con le altre comunità, dove chi lavora lo fa non solo per sè, ma per tutti. Dove se una persona sta male, tutti si prendono cura di lei. E lo fanno senza chiedere nulla in cambio. I rapporti di gratuità sono alla base della convivialità.
Forse sono idee banali, semplici, puerili. Può essere.
Ma la penso così. Non mi è mai interessato il giudizio, che è pregiudizio, altrui.


No alla violenza contro i Gilet Gialli. Per un'Europa democratica, civile, libera dall'austerità e dal capitale. Articolo di Luca Bagatin

Finalmente l'ONU - attraverso l'Alto commissario per i diritti umani Michelle Bachelet - ha sollecitato “un'indagine approfondita su tutti i casi segnalati di uso eccessivo della forza” da parte delle forze dell'ordine nell'ambito delle manifestazioni organizzate dai Gilet Gialli, i quali manifestano da ben sedici settimane contro il governo Macron, che, ben lungi dal rassegnare le dimissioni e indire nuove elezioni, sembra non preoccuparsi minimamente dei numerosi casi di violenza contro manifestanti inermi. Il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, si dice addirittura “stupito” dalla richiesta dell'Onu di avviare un'inchiesta sull'”uso eccessivo della forza” da parte della polizia francese durante le manifestazioni di Gilet Gialli.
C'è da stupirsi, è vero. C'è da stupirsi che ci sia chi si stupisca delle richieste dell'ONU. C'è da stupirsi che tutto ciò avvenga nel cuore dell'Europa. C'è da stupirsi che un governo non ascolti i suoi stessi cittadini e, peggio, che li faccia assalire, senza minimamente fare autocritica e cospargersi il capo di cenere. C'è da stupirsi che l'Unione Europea taccia su questo, ma, nel frattempo, sanzioni ben altri Paesi, come il Venezuela, non soltanto lontanissimi chilometri dall'Europa, ma ove il governo socialista in carica – che difende le conquiste sociali della Rivoluzione Bolivariana - è sostenuto dalla maggioranza della popolazione e lo è a dispetto di un deputato che si è autoproclamato, in barba alla legge, “Presidente ad interim” e che, guarda caso, ha il sostegno di gran parte dei Paesi europei (sic !).
In Francia ci sono stati, in questi mesi, migliaia di feriti fra manifestanti inermi e pacifici. Fra questi la ventenne studentessa di filosofia Fiorina Jacob Lignier e uno dei leader dei Gilet Gialli, Jerome Rodrigues, che, feriti dai lacrimogeni della polizia, hanno perso un occhio. C'è chi ha perso una mano e ci sono immagini ove addirittura vi sono manifestanti disabili aggrediti.
Però i grandi media preferiscono sottolineare altro, pare. Preferiscono ad esempio dare spazio ai facinorosi e ai violenti che si mescolano alle proteste, che insultano, che fomentano la violenza, ma che con le rivendicazioni democratiche e civili dei Gilet Gialli – sostenute da gran parte dei francesi - non c'entrano nulla.
Ai media sembrano interessare poco le richieste dei manifestanti, che da ben quattro mesi manifestano e lo fanno pacificamente, nel cuore di un'Europa preda dell'austerità imposta da istituzioni che non rappresentano e che non ascoltano i cittadini. Un'Europa che è in pericolo, come dice Macron, ma lo è proprio perché appare in deficit di democrazia.
Fra le proposte democratiche e civili dei Gilet Gialli la richiesta di un salario minimo di 1300 euro netti e di uno massimo a 15.000 euro; aumento dei fondi per i disabili; taglio delle tariffe di luce e gas, con rinazionalizzazione delle società energetiche; lotta alla povertà e eliminazione del problema dei senzatetto; abolizione del Senato e introduzione di una Assemblea dei cittadini; riduzione delle imposte sul reddito e inasprimento delle tasse sulle grandi imprese commerciali (McDonald, Google, Carrefour, Amazon); proibizione delle delocalizzazioni; affrontare le cause della migrazione forzata; divieto di vendita del patrimonio pubblico francese; mezzi adeguati alle forze di polizia e all'esercito, con straordinari pagati; pensioni a 60 anni; introduzione dei referendum popolari in Costituzione; abolizione dell'indennità Presidenziale a vita e altre misure che, ad oggi, nessun partito né della destra, né del centro, né della sinistra, ha mai proposto o attuato.
Proposte che sembrano andare in controtendenza rispetto al potere del danaro ed alle politiche del governo francese (ma non solo, se pensiamo che persino la Russia di Putin ha vergognosamente aumentato l'Iva e l'età pensionabile), del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea. Proposte che forse non superano il sistema del capitale, ma che vanno in una direzione più giusta e più umana.
Lo scrittore Eduard Limonov usò, a suo tempo, una frase emblematica per descrivere l'attuale situazione europea: "L'Europa sta mentendo quando afferma che difende il Bene, la democrazia, i diritti degli uomini. L'Europa, infatti, sta uccidendo i paesi dissidenti, i diversi paesi, i diversi uomini. L'Europa persegue il bene con tutti i mezzi del male. L'Europa è in profonda crisi, in crisi di coscienza" .
Per contro occorre che i cittadini, in ogni dove, risveglino le proprie coscienze, accantonino ogni spirito egoico e d'odio. Helena Petrovna Blavatsky, peraltro grande amica dei nostri eroi risorgimentali Mazzini e Garibaldi, nel suo “La Chiave della Teosofia”, scrisse queste parole: "Cercare di realizzare delle riforme politiche prima di avere riformato la natura umana è come mettere vino nuovo in bottiglie vecchie. Fate che gli uomini sentano e ravvisino nel profondo dei loro cuori ciò che è il loro reale, vero dovere verso l’umanità e allora spariranno da soli tutti i vecchi abusi di potere, tutte le leggi inique della politica nazionale che è basata sull’egoismo umano, sociale e politico. Folle è quel giardiniere che cerca di eliminare le piante velenose dalla sua aiuola tagliandole a livello del suolo, invece di estirparle con le radici. Non si possono realizzare delle riforme politiche durevoli, se restano al potere gli stessi egoisti di prima".
Riformare la natura umana è quanto di più difficile possa esistere, forse, specie in quest'epoca in cui è più facile essere preda dei beni materiali, dell'ideologia della crescita e del consumo, piuttosto che dei sentimenti e dell'amore verso il proprio prossimo.
Ma è l'unica strada per l'emancipazione e per la libertà dal bisogno. E' l'unica strada per salvare ciò che di buono, ancora, può esistere nell'essere umano.

Luca Bagatin

lunedì 4 marzo 2019

Solo l'Amore ci può salvare. Non la politica. Non l'economia. Non l'odio. Non il dolore. Non l'egoismo.

"Cercare di realizzare delle riforme politiche prima di avere riformato la natura umana è come mettere vino nuovo in bottiglie vecchie. Fate che gli uomini sentano e ravvisino nel profondo dei loro cuori ciò che è il loro reale, vero dovere verso l’umanità e allora spariranno da soli tutti i vecchi abusi di potere, tutte le leggi inique della politica nazionale che è basata sull’egoismo umano, sociale e politico. Folle è quel giardiniere che cerca di eliminare le piante velenose dalla sua aiuola tagliandole a livello del suolo, invece di estirparle con le radici. Non si possono realizzare delle riforme politiche durevoli, se restano al potere gli stessi egoisti di prima".

H.P. Blavatsky, "La Chiave della Teosofia"



sabato 2 marzo 2019

Socialismo contro la modernità, contro lo sfruttamento, contro il consumismo. Per la decenza comune, la sacralità dell'esistenza e dei sentimenti. Frasi e citazioni

L'estremismo mi fa orrore. Sono un conservatore di sinistra. Mi batto per il reddito universale, credo nella decrescita, sono ferocemente contrario al liberalismo.
(Alain De Benoist)

Il consumatore non è affatto un essere umano libero.
E' un essere condizionato.
Dalla pubblicità commerciale, dal mercato.
Finendo così, per non avere più nulla di umano.
Men che meno di libero.
(Luca Bagatin)

La mia convinzione è sempre stata che i valori aristocratici e i valori popolari siano fondamentalmente uguali o si completino a vicenda in modo naturale, e che entrambi si contrappongano direttamente ai valori borghesi. Per valori aristocratici intendo il senso dell'onore, il coraggio, la fedeltà alla parola data, il bisogno di sé stessi, il disinteresse, il senso del sacrificio e della gratuità. I valori popolari, anch'essi legati alla terra, li recuperano in gran parte, aggiungendo ad essi ciò che George Orwell riassumeva in una bellissima espressione: "decenza comune".
(Alain De Benoist)

Il problema con la sinistra è diverso. Essa è positiva nella sua opposizione all'ordine capitalista, ma manca di una dimensione spirituale.
La sinistra si presenta abitualmente come un'altra via verso la mondializzazione, da qui la ragione per la quale essa si oppone ai valori organici, alle tradizioni ed alla religione.
Sarebbe quindi una buona cosa veder apparire degli "Identitari di sinistra", che da un lato difendessero la giustizia sociale e attaccassero il capitalismo e, dall'altro, difendessero le tradizioni spirituali e attaccassero la modernità.
(Alexandr Dugin)

Sono di estrema sinistra nazionalista, sono un conservatore di sinistra nato in Urss e difendo il diritto all'autodeterminazione dei popoli.
(Zakhar Prilepin)

Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali.
(Pier Paolo Pasolini)

L'imbonimento consumistico e il mito della bella vita hanno legittimato la gratificazione delle pulsioni e l'Es non deve più scusarsi dei suoi desideri o dissimularne la portata. Ma questo stesso condizionamento ha reso intollerabili il fallimento e la sconfitta.
(Christopher Lasch)