venerdì 26 giugno 2026

Colombia: la sinistra annuncia una ferma opposizione al governo di estrema destra e rilancia la difesa di riforme e diritti dei cittadini. Articolo di Luca Bagatin

 

Le elezioni presidenziali, in Colombia, si sono concluse con la vittoria per pochissimi punti percentuali, del candidato dell'estrema destra, Abelardo de la Espriella, che ha ottenuto il 49,66% contro il candidato della sinistra, Iván Cepeda, che – con la coalizione Alleanza per la Vita - ha ottenuto il 48,7%.

Il gruppo parlamentare del Patto Storico, di cui fa parte Iván Cepeda, partito di ispirazione socialista democratica e bolivariana, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale nella quale ha annunciato la sua ferma opposizione al governo di de la Espriella.

Forte di 43 deputati e 26 senatori, la coalizione di sinistra intende riaffermare il suo impegno a difendere le riforme sociali e i diritti acquisiti dai cittadini attraverso il governo presieduto da Gustavo Petro.

La coalizione socialista intende dunque intraprendere un'opposizione “ferma, democratica e mobilitata”, al fine di bloccare qualsiasi azione legislativa o amministrativa volta a “smantellare i progressi compiuti dal popolo colombiano”.

In particolare, l'attuale opposizione socialista intende concentrarsi sulla tutela della riforma agraria, sui diritti dei lavoratori e dei pensionati, sull'istruzione pubblica, sulla promozione della pace e sul rispetto delle libertà democratiche.

Tutti aspetti messi a rischio dall'estrema destra – fortemente sostenuta dal regime statunitense - oggi al governo.

Il gruppo parlamentare del Patto Storico ha espresso la sua gratitudine per i settori che si sono mobilitati in favore della giustizia sociale, dai giovani alle donne, dagli agricoltori ai popoli indigeni.

Il gruppo parlamentare della sinistra ha anche annunciato la costruzione – attraverso un Primo Congresso Nazionale - di un Fronte Ampio per la Vita, ovvero un'iniziativa volta a riunire forze progressiste e popolari, che avrà come scopo la difesa della dignità e delle conquiste democratiche del popolo colombiano.

Luca Bagatin

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giovedì 25 giugno 2026

Doppio terremoto in Venezuela. Il governo socialista si mobilita. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Bolivariana del Venezuela è stata colpita da due terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5.

164 persone morte e quasi 1000 i feriti, secondo quanto riferito dalla Presidente incaricata Delcy Rodriguez, la quale, inoltre, ha annunciato la creazione di un fondo di 200 milioni di dollari, utilizzando risorse del Fondo Monetario Internazionale, per la ricostruzione delle infrastrutture vitali. Verrà, inoltre, istituito un fondo al fine di fornire assistenza immediata alle vittime e saranno attivate linee di credito speciali attraverso banche pubbliche e private, per coloro i quali hanno perduto la loro principale fonte di reddito.

La Presidente Rodriguez ha affermato, inoltre, che vi sarà un ulteriore stanziamento di fondi attraverso il sistema pubblico “Patria per i lavoratori”, per coloro i quali hanno perduto il loro lavoro.

La Presidente incaricata ha altresì riferito che lo stato più colpito è La Guaira, con decine di edifici crollati ed ha sottolineato che sono in corso le operazioni di soccorso, aggiungendo che sono stati resi disponibili hotel e rifugi per le persone che hanno perduto le loro case o le cui abitazioni hanno subito danni strutturali.

La Presidente Rodriguez ha anche esortato i cittadini ad utilizzare l'applicazione VenApp, al fine di segnalare situazioni abitative pericolanti o la scomparsa dei loro parenti.

Delcy Rodriguez ha altresì ringraziato tutti i popoli e i governi del mondo, per la loro solidarietà e vicinanza.

Fra i primi Paesi a mobilitarsi in soccorso del Paese, fra gli altri, attraverso aiuti umanitari, il Brasile di Lula e la Repubblica Popolare Cinese, oltre a Cuba, che ha inviato personale medico.

Anche il Presidente costituzionale del Venezuela, Nicolas Maduro, dal carcere di New York nel quale è illegalmente detenuto dal regime statunitense, dal 3 gennaio scorso, assieme a sua moglie Cilia Rodriguez, ha voluto esprimere solidarietà e vicinanza al suo Paese.

Attraverso i social, il Presidente Maduro ha scritto, fra le altre cose: “Di fronte al potente terremoto che ha colpito la nostra nazione, le nostre preghiere sono rivolte alle famiglie venezuelane colpite. In questo momento difficile, invochiamo l'unità nazionale, la serenità e l'amore. Il nostro cuore è con tutto il Venezuela! (…) Oggi la parola è una sola: massima unione, massima solidarietà e massima azione! (…) Che Dio benedica e protegga il Venezuela!”.

Luca Bagatin

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mercoledì 24 giugno 2026

Il Senato USA prende le distanze da Trump, mentre Cina e Iran rilanciano la via diplomatica. Articolo di Luca Bagatin

 

Negli USA, un Senato a maggioranza repubblicana, finalmente, rompe con le politiche irresponsabili e guerrafondaie del regime di Trump, votando, con 50 voti a favore e 48 contrari, una risoluzione per limitarne i poteri di guerra in Iran e chiedere la fine del conflitto.

Un voto simbolico, a conferma di quanto, negli USA, il Congresso abbia poteri limitati, ma significativo.

Nel frattempo, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato, nei giorni scorsi, a Nuova Delhi, a margine della XVI riunione dei Consiglieri per la Sicurezza Nazionale dei BRICS, il Vicesegretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell'Iran, Qadir Nizamipour.

Il Ministro Wang ha sottolineato che la Cina accoglie con favore l'avvio delle consultazioni – con l'assistenza di Pakistan e Qatar - fra Iran e USA, sulla base del Memorandum d'intesa fra i due Paesi.

Disposizioni che prevedono – fra le altre cose - la cessazione immediata e permanente delle ostilità; il rispetto reciproco della sovranità e integrità territoriale di ciascun Paese e la non ingerenza negli affari interni altrui.

La Cina, partner strategico dell'Iran, ha sostenuto e sostiene ogni sforzo volto alla pace e alla salvaguardia della sua sovranità e sicurezza nazionale.

Il Vicesegretario Qadir Nizamipour ha ringraziato la Repubblica Popolare Cinese per il suo ruolo costruttivo alla risoluzione del conflitto e sottolineato la validità delle proposte del Presidente Xi Jinping per la promozione della pace e stabilità del Medio Oriente (fondate su coesistenza pacifica; rispetto della sovranità nazionale; rispetto del diritto internazionale; promozione di sviluppo e sicurezza), ricordando come le relazioni fra Iran e Cina siano di fondamentale importanza per affrontare, congiuntamente, le sfide comuni.

Luca Bagatin

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martedì 23 giugno 2026

Addio a Ramiro Valdés Menéndez, storico Eroe della Rivoluzione cubana. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba piange la scomparsa di uno dei più valenti Eroi della Rivoluzione ancora in vita.

Ramiro Valdes Menendez (1932 – 2026) è scomparso domenica 21 giugno scorso.

Fra i principali collaboratori di Ernesto Che Guevara durante la Rivoluzione Cubana, fu promosso a Comandante dal Lider maximo Fidel Castro, che lo nominò, alla fine della Rivoluzione, Ministro dell'Interno e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Successivamente fu nominato anche Ministro dell'Informatica e delle Comunicazioni.

Ramiro Valdes Menendez, oggi celebrato e ricordato dal popolo e dalle istituzioni cubane, fu, sin da giovane, impegnato nella lotta per la giustizia sociale, l'indipendenza e la sovranità di Cuba, contro la dittatura filo-statunitense di Fulgencio Batista, negli Anni '50.

Egli viene in particolare ricordato per la partecipazione diretta all'assalto alla caserma Moncada, il 26 luglio 1953 e la successiva spedizione a bordo dell'imbarcazione Granma, nel 1956.

Eventi chiave ed eroici della storica Rivoluzione, che ebbe il sostegno anche delle logge massoniche locali, come ricordò anche l'allora giovane rivoluzionario e massone cubano Ramón Pez Ferro, ai tempi Guida Perfetta (leader) dell'Asociación de Jóvenes Esperanza de la Fraternità.

Ramiro Valdes Menendez, peraltro, fu protagonista anche della celebre battaglia di Santa Clara, a fianco del Comandante Ernesto Che Guevara.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha espresso il suo profondo dolore per la scomparsa di Menendez, sottolineando la sua disciplina militare e i suoi saggi consigli, elargiti al popolo cubano.

Il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez Parrilla, ha altresì espresso il suo cordoglio e ricordato la profonda fedeltà di Ramiro Valdes Menendez a Fidel e Raul Castro e agli ideali del socialismo.

Luca Bagatin

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lunedì 22 giugno 2026

Goodbye, Starmer: il ritorno della questione socialista nella politica britannica. Articolo di Luca Bagatin

 

E anche Keir Starmer, dopo Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak, se ne va, in una Gran Bretagna nella quale, tanto gli pseudo laburisti, quanto i conservatori e tutte le loro politiche di macelleria sociale, oltre che guerrafondaie, non sono più popolari da tempo.

A sostituirlo, probabilmente, il laburista Andy Burnham, ex Sindaco di Manchester, il quale, quantomeno, in passato, si è definito “socialista aspirazionale” e promuove una visione redistributiva e municipalista dell'economia.

Burnham, a differenza di Starmer e dei tanti pseudo laburisti passati al liberal capitalismo, sembra porsi quale promotore del controllo pubblico di settori chiave quali energia, alloggi, trasporti e sistema idrico.

Merito del suo successo a Manchester, una delle città più “rosse” della Gran Bretagna, è peraltro legato al suo piano di rinazionalizzazione del servizio di autobus della città e all'impegno in favore dei senzatetto, donando fra l'altro il 15% del suo stipendio da Sindaco ad enti che si occupano di questo problema.

Probabilmente nulla di eclatante, ma già qualcosa in un Partito Laburista che, nel corso degli anni, ha virato pesantemente verso destra.

Relativamente alle dimissioni di Starmer, l'ex leader laburista Jeremy Corbyn, attuale leader del movimento socialista Your Party, ha dichiarato, su Facebook: “Sbarazzarci di Keir Starmer non basta. Dobbiamo sbarazzarci della politica che rappresenta: l'avidità delle multinazionali, la retorica anti-immigrati e le guerre senza fine”.

E, in un altro post, Corbyn ha affermato: “Keir Starmer avrebbe potuto porre fine alla povertà infantile, ai senzatetto e ai grotteschi livelli di disuguaglianza in questo Paese.

Invece ha abbandonato chi ne aveva bisogno, distrutto le nostre libertà civili e facilitato il genocidio a Gaza.

Questo è il modo in cui verrà ricordato questo Primo Ministro e questa è l'eredità della bancarotta morale e politica che si lascia alle spalle.

Le crisi della nostra società non vanno via. Neanche noi e continueremo a lottare per una società più equa, pacifica e dignitosa per tutti”.

Ironicamente, ma delineando comunque le prospettive del suo partito, socialista e patriottico, è intervenuto anche il leader del Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain) ed ex laburista George Galloway, il quale ha scritto: “Come vostro leader in esilio, oggi vi comunico la mia disponibilità a tornare come vostro Primo Ministro. Il mio governo del Partito dei Lavoratori è pronto e disposto a collaborare con persone patriottiche e di buon senso nell'interesse nazionale per salvare la Gran Bretagna dalla sua spirale discendente verso l'oblio.
Noi sosteniamo un socialismo di buon senso, di quel tipo che un tempo era familiare nelle nostre isole. Rifiutiamo ogni forma di estremismo. Il nostro piano economico quinquennale darebbe inizio alla ricostruzione della nostra base manifatturiera nazionale, fornirebbe sostegno ai nostri agricoltori e pescatori e darebbe una netta spinta alla formazione professionale e all'apprendistato. Rifiutiamo le politiche apocalittiche a zero emissioni e le politiche identitarie "woke". L'unica identità che conta per noi è quella di classe e di nazione. Crediamo che l'attuale modello cinese di economia mista, con lo Stato che svolge un ruolo guida come garante dell'interesse nazionale, sia il modello migliore, come dimostra l'incredibile successo della Cina.
Condurremmo la Gran Bretagna nel mondo emergente dei BRICS e della SCO.
Rifiutiamo la guerra e i preparativi insensati che la rendono molto più probabile. Ci opponiamo all'adesione della Gran Bretagna alla NATO e all'Unione Europea autoritaria che sta distruggendo l'identità europea.
Rifiutiamo il globalismo. VOGLIAMO essere britannici, inglesi, scozzesi e gallesi, non una filiale qualsiasi del capitalismo globalizzato.
Restituiremmo al popolo scozzese e gallese il suo inalienabile diritto all'autodeterminazione.
Intraprenderemmo immediatamente azioni per facilitare la riunificazione dell'Irlanda.
Aboliremmo tutte le leggi, i divieti e le proscrizioni autoritarie e riporteremmo una forza di polizia rivitalizzata al controllo della criminalità, non del dissenso politico.
Il nostro Piano in Dieci Punti è la nostra stella polare: socialismo con caratteristiche britanniche.
Scopriteci. Attendo la vostra chiamata”.

Il leader dei Verdi, Zack Polanski, altro esponente della sinistra britannica, relativamente alla possibile candidatura a Premier di Andy Burnham, ha dichiarato che egli dovrà “essere audace o sarà spacciato”. Ed ha aggiunto che “Starmer ha perso la fiducia del Paese a causa del suo totale fallimento nel contrastare il potere e la ricchezza di un establishment che si è arricchito a dismisura, lasciando la stragrande maggioranza della popolazione in una crisi del costo della vita e ad affrontare i peggiori impatti della crisi climatica e ambientale”.

Secondo Polanski, la Gran Bretagna ha necessità di riforme serie e radicali e, in tal senso, ha spiegato che “Gli interessi costituiti che frenano questo Paese devono essere contrastati, con tasse patrimoniali sui super ricchi, nazionalizzazione dei servizi pubblici, controllo degli affitti e alloggi a prezzi accessibili, e la fine del sostegno al genocidio israeliano a Gaza”.

In questo senso, egli ha espresso perplessità su Burnham, affermando che “i primi segnali non sono incoraggianti e suggeriscono che si tratterà di un ritorno alla vecchia politica, seppur con migliori capacità comunicative”.

Polanski, indicando l'intenzione del Partito Verde ad allearsi alle altre forze socialiste e operaie, ha concluso affermando che “Sarà il Partito dei Verdi, in alleanza con i movimenti della classe operaia, a poter contrastare il Reform e impedire il disastro di Nigel Farage a Downing Street”.

Luca Bagatin

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sabato 20 giugno 2026

Trump, Meloni e il bullismo geopolitico. Articolo di Luca Bagatin

 

Il bullo, lo ricorda la psicologia stessa, è persona profondamente insicura che, dietro alla sua maschera di superiorità, manifesta debolezza e paura di non essere accettato.

Donald Trump incarna, alla perfezione, l'archetipo del bullo per eccellenza.

In questo caso, sconfitto dall'Iran, doveva per forza sminuire qualcuno e, questa volta, è toccato a Giorgia Meloni.

Quella Giorgia Meloni che, una volta nominata Presidente del Consiglio, prima ha steso tappeti rossi a Biden e poi a Trump. Secondo la consolidata tradizione dell'UE e dell'Italia degli ultimi decenni, che prevede totale asservimento ai desiderata dei Presidenti degli Stati Uniti d'America di turno. Che spesso si comportano e si sono comportati da bulli, tanto con i Paesi “amici”, quanto con tutti gli altri. Henry Kissinger, del resto, fece presente che: “Essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici può essere fatale”.

Presidenti degli USA che, peraltro, non sono amati nemmeno dal popolo statunitense che vorrebbero rappresentare e che di rado hanno fatto gli interessi di quel popolo, ma, spesso e volentieri, hanno fatto quelli delle lobby che, a suon di dollari, hanno permesso loro di essere eletti.

Al bullo Ronald Reagan, Bettino Craxi, nel 1985, a Sigonella, rispose per le rime, e riaffermò la sovranità dell'Italia.

Bettino Craxi, a differenza di chi è venuto dopo di lui, promosse sempre – in modo lungimirante e pragmatico - l'unione e la cooperazione fra il Nord e il Sud e fra l'Est e l'Ovest del mondo. Sappiamo bene che, anche per questo, i poteri forti internazionali con sede a Washington, Bruxelles e Bonn, come egli stesso ricordò nel romanzo-verità “Parigi - Hammamet”, gliela faranno pagare cara.

Anche a Silvio Berlusconi accadrà la stessa cosa, per molti versi.

Lui che riuscì a far dialogare Bush e Putin e che promosse la cooperazione e il dialogo con ogni Paese del mondo, comprese la Libia di Gheddafi e il Venezuela di Hugo Chavez.

Lui che ebbe un solo grave difetto: quello di aver sdoganato gli eredi del MSI e i Leghisti. Senza quella scelta, è probabile che non sarebbero mai giunti al governo e che, ancora oggi, Meloni and Co., occuperebbero una posizione marginale nel panorama politico italiano.

La politica estera di Craxi, Andreotti e Berlusconi, fatta di dialogo con tutti, soprattutto con il Sud del mondo (per quanto riguarda Craxi e Andreotti, in particolare) fu l'ultima politica estera lungimirante che l'Italia abbia conosciuto. E per questo, costoro, pagarono – come sopra scritto – un prezzo molto alto e, ancora oggi, nonostante purtroppo non ci siano più, subiscono le ingiuste e infamanti critiche da parte degli eredi delle estreme destre e sinistre che – abbandonati i fascismi e i comunismi - sono passate al capitalismo assoluto e a un atlantismo da operetta, fondamentalista e anti-storico.

La querelle Trump-Meloni, alla luce di tutto ciò, ad ogni modo, cosa ci insegna?

Che il bullismo, tanto nella vita di tutti i giorni, quanto in ambito geopolitico, oltre a nascere dalla profonda debolezza di chi lo pratica, va sempre condannato e isolato, come più volte ha giustamente esortato il Presidente cinese Xi Jinping, unico a promuovere, oggi, la cooperazione Nord-Sud e Est-Ovest nel mondo.

Che l'UE dovrebbe trovare il coraggio di affrancarsi dagli USA e in particolare rompere con i desiderata dei Presidenti degli Stati Uniti di turno. Ritrovando non solo la capacità di essere autonoma e neutrale mediatrice delle controversie internazionali e promotrice di dialogo e cooperazione, ma anche essere capace di dialogare con quelle forze sane all'interno degli USA, critiche nei confronti di certo bullismo e imperialismo da mentalità da Guerra Fredda.

Un mondo in tumulto ci richiede tre cose: 1) recuperare gli insegnamenti del nostro passato, anche recente; 2) ritrovare orgoglio, dignità, sovranità, spirito critico fuori dai feticismi e dai fanatismi ideologici; 3) puntare su una rinnovata cooperazione Nord-Sud e Est-Ovest.

Occorre riunire ciò che è stato sparso dai fanatici, dagli odiatori seriali, dai suprematisti bianchi, dai liberal capitalisti senza costrutto, molti dei quali oggi si dicono, in Italia, “europeisti” e “riformisti”, ma non si sa bene di quale Europa e di quali riforme stiano parlando.

Luca Bagatin

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venerdì 19 giugno 2026

Cuba sfida l'embargo: Díaz-Canel presenta il piano per il rilancio dell'Isola. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba – a cento anni dalla nascita dell'Eroe della Rivoluzione Fidel Castro - sta vivendo i suoi giorni più terribili, a causa dell'inasprimento dell'embargo imposto dal regime di Washington, per ragioni totalmente ideologiche, pretestuose e fuori da ogni rispetto del diritto internazionale.

Il Presidente della Repubblica di Cuba e Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista, Miguel Díaz-Canel, ha tenuto, il 18 giugno 2026, un importante discorso di chiusura della Terza Sessione Straordinaria dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare, ovvero il Parlamento dell'Isola.

Il Presidente Díaz-Canel ha spiegato come il popolo cubano abbia la responsabilità storica di salvare l'Isola e, per fare ciò, occorre “cambiare tutto ciò che deve essere cambiato”.

Il Presidente ha sottolineato che “Si tratta di affrontare le conseguenze dell'enorme caos generato in tutto il mondo da assurde guerre di conquista, dal crollo del multilateralismo e del diritto internazionale, e dalla manipolazione fraudolenta e arbitraria del sistema finanziario internazionale come arma politica”.

Egli ha spiegato come la realtà imposta dagli Stati Uniti d'America derivi “da una vera e propria persecuzione finanziaria quotidiana che ostacola e rende il più costoso possibile ogni goccia di carburante, ogni medicinale, ogni prodotto alimentare, ogni pezzo di ricambio e ogni tecnologia di cui il Paese ha bisogno”.

Lo scopo della Sessione Straordinaria dell'Assemblea Nazionale, infatti, nasce proprio dall'esigenza di introdurre quei cambiamenti “urgenti e necessari” per permettere a Cuba di sopravvivere e resistere.

Tali cambiamenti, il Presidente Díaz-Canel li aveva spiegati alcuni giorni fa alla stampa (vedi articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/06/cuba-cerca-il-rilancio-investimenti.html).

Cambiamenti che prevedono lo stimolo degli investimenti esteri e interni; lo snellimento della burocrazia; l'autogestione delle imprese pubbliche; lo sviluppo del settore agricolo in modo da poter raggiungere l'autosufficienza alimentare; l'eliminazione delle restrizioni all'importazione di apparecchi che producono energia e veicoli, in particolare elettrici e ricaricabili con energia solare.

Cambiamenti che, ha spiegato il Presidente, sono stati il frutto di analisi, dibattiti, accordi, linee guida, elaborazioni concettuali, congressi di partito e programmi di governo”.

Egli ha altresì sottolineato come “Nessuno, nemmeno il più informato, ignora il piano soffocante ideato per Cuba, attuato regolarmente e spietatamente dai nemici storici della Rivoluzione per far implodere il Paese dall'interno. Questo va ribadito ogni volta che si parla di blackout, perché dietro la produzione di energia elettrica, sempre insufficiente e senza l'arrivo di alcun carico di carburante nel Paese, si cela lo sforzo colossale, il contributo eroico dei dirigenti e degli operai del settore elettrico”.

Il Presidente Miguel Díaz-Canel, nell'illustrare le misure che saranno presto introdotte, ha altresì aggiunto che Saranno attuate misure per prevenire l'aumento delle disuguaglianze, attraverso l'applicazione di politiche sociali che promuovano l'equità e sostengano le persone in situazioni di vulnerabilità, con una giusta distribuzione delle imposte per lo sviluppo di programmi sociali”.

Egli ha spiegato che “Abbiamo autorizzato la vendita di carburanti da parte di enti di gestione non statali, sotto la regolamentazione e il controllo dello Stato, e con margini di profitto ragionevoli e trasparenti. Sono già in corso i primi progetti pilota con punti vendita di gas liquefatto e carburanti e piattaforme di pagamento digitali, che valuteremo ed estenderemo laddove dimostrino efficienza, trasparenza e benefici per la popolazione”.

Ed ha aggiunto che “L'obiettivo non è ritirare lo Stato da un settore strategico , ma aumentare la capacità, snellire la distribuzione e migliorare l'accesso. E voglio essere chiaro: questa decisione risponde a un'esigenza specifica del Paese in questo momento, ma chi investe, lavora con impegno e rispetta le regole avrà sicurezza e stabilità. Quando il Paese riacquisterà maggiore capacità, rispetteremo gli investimenti effettuati e i progetti che si sono dimostrati vantaggiosi per Cuba e il suo popolo”.

Il Presidente cubano ha inoltre insistito relativamente alla difesa dei diritti delle donne, ricordando che In un giorno come questo, in cui ricordiamo con particolare emozione e nostalgia la nostra amata Vilma, donna che è stata combattente clandestina e guerrigliera, ingegnera innovatrice e fondatrice di spazi e politiche per la promozione e la difesa dei diritti delle donne a Cuba e nel mondo, su richiesta della nostra compagna Teresa, segretaria della Federazione delle Donne Cubane, e di altre donne che ci hanno richiamato sulla necessità di proteggere e promuovere il loro progresso, a nome del Partito e del Governo, ribadisco il nostro impegno a garantire che non vi sia mai alcun passo indietro sulle politiche a favore delle donne cubane nell'attuazione delle nuove misure economiche e sociali. Infatti, contiamo su di loro, sulla loro emblematica resilienza, sulla loro creatività e sulla loro sensibilità in modo del tutto speciale”.

Nel suo lungo discorso, il Presidente Diaz-Canel, ha puntato il dito contro gli “odiatori online”, coloro i quali - “servi entusiasti dell'impero” - mentono, manipolano, demonizzano e insultano senza la minima etica , senza verificare fonti o dati”.

Ed ha affermato cheCuba ha bisogno di più dibattito, non di meno; di maggiore partecipazione, non di meno; di maggiore responsabilità, non di meno” e in merito ha aggiunto che “La critica e l'onesta autocritica non sono una novità per il governo cubano; sono sempre state inseparabili dalla pratica rivoluzionaria. Non stiamo sperimentando; stiamo applicando un principio del concetto di Rivoluzione che Fidel ci ha lasciato in eredità: "emanciparci da soli e attraverso i nostri sforzi"”.

Il Capo dello Stato ha altresì ribadito che “Cuba rimane disposta a impegnarsi in un dialogo rispettoso con il governo degli Stati Uniti su tutte le questioni possibili, e questa disponibilità non è solo espressa, ma anche storicamente dimostrata”. Ed ha aggiunto, riferendosi al regime di Washington, che “Non si può parlare di libertà mentre si spinge deliberatamente un intero popolo verso la disperazione a causa della mancanza di risorse vitali per la sopravvivenza. Al governo degli Stati Uniti diciamo, senza odio, ma senza paura: se volete davvero aiutare il popolo cubano, lasciateci vivere! Lasciate che Cuba commerci; lasciate che Cuba acquisti le sue medicine; lasciate che Cuba importi il suo carburante; lasciate che Cuba riceva investimenti, prestiti, finanziamenti e mantenga normali relazioni con i suoi emigrati e con il mondo. Lasciate che Cuba mostri al mondo di cosa è capace questo popolo quando non ci sono ostacoli ai suoi sforzi di emancipazione!”.

Il Presidente Miguel Diaz-Canel ha concluso il suo discorso affermando che: “Abbiamo terra e sole; medici e insegnanti; scienziati e agricoltori; intellettuali e atleti di alto livello; imprenditori capaci; lavoratori che non si arrendono mai; donne coraggiose; giovani con un talento che stupisce il mondo; una popolazione immigrata che vuole dare il proprio contributo; e un popolo che ha sofferto molto e che, soprattutto, merita di vivere meglio. Non ci limiteremo a chiedere a questo popolo di resistere; gli chiediamo di creare, di produrre, di decidere, di trasformare, di sovrintendere, di prosperare. Cuba sta cambiando per risollevarsi! Cuba sta cambiando per vivere meglio! Cuba sta cambiando per rimanere libera! La Storia ci ha insegnato a resistere. Questo tempo esige una trasformazione. E noi ci trasformeremo: con il popolo, dal popolo e per il popolo, come ci ha insegnato Fidel, come ci ha guidato Raúl”.

Luca Bagatin

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giovedì 18 giugno 2026

Washington arretra, Teheran resiste: l'accordo mediato dal Pakistan e sostenuto dalla Cina chiude il conflitto. Articolo di Luca Bagatin

 

La mediazione del Pakistan e il sostegno della Repubblica Popolare Cinese ha dato i suoi frutti.

Alla fine, Iran e Stati Uniti d'America, hanno raggiunto un accordo che ha portato alla cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti e alla garanzia di integrità territoriale e della sovranità del Libano.

Una sconfitta per il regime di Trump, che aveva attaccato illegalmente l'Iran, assieme al regime di Netanyahu, alla fine del febbraio scorso.

Gli USA dovranno quindi ritirare le proprie forze dalle vicinanze e astenersi dall'interferire negli affari interni dell'Iran, porre fine alle sanzioni contro di esso e, assieme ai partner regionali, dovranno stanziare 300 miliardi di dollari per ricostruire e sviluppare economicamente l'Iran.

La Repubblica islamica dell'Iran, si impegnerà, a sua volta, a garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali, dal Golfo Persico al Mar d'Oman e viceversa e ha ribadito che non produrrà mai armi nucleari.

Trump, in sostanza, dopo settimane a fare la parte del bullo, ha dovuto capitolare. E così l'economia internazionale inizierà a riprendere fiato e tutto tornerà come prima dell'invasione dell'Iran, che nessuna persona con un minimo di logica e buonsenso avrebbe mai voluto accadesse.

Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha espresso al Ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi, soddisfazione per la firma del memorandum d'intesa ed ha sottolineato come i fatti abbiano dimostrato che la forza e la politica di potenza non possano, in alcun modo, risolvere le controversie. Egli ha, una volta di più, sottolineato come l'unica via giusta da seguire sia sempre quella del negoziato e del dialogo.

Il Ministro Wang ha ricordato come la Cina abbia sempre sostenuto le proposte legittime dell'Iran e appoggiato gli sforzi di mediazione del Pakistan, promuovendo la pace ed ha auspicato il pieno rispetto degli impegni che le parti si sono date siglando tale accordo.

Il Ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, nell'informare il Ministro Wang relativamente al memorandum d'intesa, ha affermato che esso deve essere concretamente attuato, compresa la cessazione delle operazioni militari israeliane contro il Libano. Egli ha ribadito la sua fiducia nei confronti delle relazioni strategiche e di cooperazione con la Cina.

L'Iran e la Repubblica Popolare Cinese, nel marzo 2022, hanno firmato, peraltro, un accordo di partenariato strategico globale della durata di 25 anni e ciò nonostante le sanzioni imposte, a entrambi i Paesi, dal regime di Washington.

Luca Bagatin

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mercoledì 17 giugno 2026

JADE, SOGNO AD OCCHI APERTI. Poesia di Luca Bagatin

 JADE, SOGNO AD OCCHI APERTI

Poesia di Luca Bagatin

Musa: Jade 

Sognare ad occhi aperti

Una donna

Il cui spirito

Sia Indomabile

Selvaggio

Come il suo corpo

Estatico.

Sognare ad occhi aperti

Una donna

Appassionata e forte

Il cui profumo

Di selvaggia femminilità

Invada il mio respiro

E il mio corpo

Mentre questo

Si unisce al suo.

Sognare ad occhi aperti

Una donna

Che non ha paura

Di esprimere

Il suo senso di giustizia

E lo fa in modo impetuoso

Senza ritegno

Senza contegno

Senza ipocrisie.

Sognare ad occhi aperti

Una donna

Che mostra il suo corpo sensuale

Ma lo fa per dominare

Mai per essere dominata.

Sognare ad occhi aperti

Te

Jade.

Tu sei quella donna

Che fa fremere la mia mente

Che fa fremere la mia anima

Che fa fremere il mio cuore

Che fa fremere il mio corpo.

Luca Bagatin

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TI HO VISTA SCALZA. Poesia di Luca Bagatin

 TI HO VISTA SCALZA

Poesia di Luca Bagatin

Musa: Black Woman

Ti ho vista scalza sul marmo sacro 

Ti ho vista al tramonto 

Con un bicchiere in mano, colmo. 

Ti ho vista assorta 

E ho sentito il mio cuore battere 

Quando ho avvertito il tuo profumo 

Che sa di mirto e disobbedienza

 Di bosco selvatico e verità. 

Ho indugiato. 

Ho riflettuto. 

Ho capito che il desiderio 

Non è un peccato. 

Talvolta è una preghiera 

Che non osa inginocchiarsi 

Ma rimane sospesa 

Come un'emozione 

Che tale vuole rimanere. 

Profonda e per sempre. 

Luca Bagatin

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ANCESTRALE FRAGRANZA. Poesia di Luca Bagatin

ANCESTRALE FRAGRANZA 

Poesia di Luca Bagatin

Musa: Scarlet Woman  

Fascino,

Delicato,

Genuino.

E' il fascino

Della Donna Scarlatta

La cui fragranza,

Il cui spirito indimito,

Rivoluzionario e selvaggio

Riporta alla mente

Luoghi, avvenimenti, profumi antichi.

Dov'è finito quel passato?

Dove sono finiti quei luoghi ancestrali?

Dov'è finito quel profumo?

Tu sei lì

Che ci ricordi tutto questo.

Vestita d'eleganza,

Di una profumata fragranza,

Ci sorridi,

Posa sbarazzina,

Spirito da cowgirl.

Immersa nel paesaggio della Storia.

Luca Bagatin

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AMAZZONE ANTICA. Poesia di Luca Bagatin

AMAZZONE ANTICA  

Poesia di Luca Bagatin

Musa: Scarlet Woman 

Donna fiera
Donna senza tempo
Donna guerriera
Donna che il pensiero mi accende, in un lampo,
E vaga oltre la frontiera.
Donna che certamente ha sofferto
Donna che nessuno deride
Donna dal cuore aperto
Donna il cui fascino uccide.
Chi sei tu, donna dalla veste nera ?
Chi sei tu, donna che attraversa il mondo,
Camminando su alti tacchi,
Ogni tuo passo è un affondo,
Per il mio cuore una partita a scacchi.
Sulla tua veste nera indossi una rossa rosa
Mi ricordi un'amazzone antica,
Più che una sposa.
Un'amazzone bolscevica.
La brezza marina ti accarezza i capelli neri,
Ne avverto il profumo, assieme a quello del mare.
La mia mente, prima piena di pensieri,
Ora ha stampato un solo verbo. Il verbo AMARE.

Luca Bagatin

VIAGGIO. Poesia di Luca Bagatin

Oro nei tuoi capelli 

Che emanano 

Un profumo ancestrale 

Al solo guardarli. 

Acume 

Non comune 

Rende 

Ancor di più 

Quel tuo fascino 

Da rivista patinata 

Qualcosa di unico. 

Non conoscerti 

 Eppure leggerti 

Fra dettagli 

E perdersi 

 In essi. 

Un viaggio 

Fra passato

 E presente.

 Un viaggio 

Interiore. 

Che nulla 

Vuol chiedere 

In cambio. 

Solo un viaggio 

Fra mille parole 

Fra mille immagini 

Fra mille pensieri 

E poesie. 

 Luca Bagatin

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lunedì 15 giugno 2026

Dai villaggi dello Shaanxi alla guida della Cina: i 73 anni di Xi Jinping. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 15 giugno il Presidente della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e Segretario Generale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, ha compiuto 73 anni.

Iscritto al PCC dal 1974, assunse presto l'incarico di Segretario della cellula del Partito della brigata di produzione del piccolo villaggio di Liangjiahe, nella provincia dello Shaanxi.

Si distinse, già all'epoca, per aver contribuito a migliorare le condizioni agricole di quelle zone.

Anche negli Anni '80, da Vicesegretario e successivamente da Segretario del Comitato del PCC nella contea di Zhengding, nella provincia dello Hebei, condivise con la popolazione di quelle aree il lavoro e le difficoltà quotidiane.

Riformatore e pragmatico, come i suoi predecessori, da Deng Xiaoping a Hu Jintao, Xi Jinping fu eletto a Segretario Generale del PCC nel 2012 e assunse la carica di Presidente della RPC nel 2013.

Egli rimarrà fedele al suo motto, proferito nel luglio 2016 ai quadri del Partito: “conservare per sempre un cuore sincero nei confronti del popolo”.

Impegnato fin da subito nella lotta contro la corruzione all'interno del PCC, rafforzerà le riforme e conquiste ottenute grazie ai suoi predecessori e introdurrà il concetto di “Sogno cinese di ringiovanimento nazionale”.

Un sogno da ottenere grazie alle riforme e all'apertura, in continuità con il marxismo-leninismo e il socialismo con caratteristiche cinesi, ma rompendo con il dogmatismo. Lavorando per la riduzione della povertà, al fine di costruire “una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”

Grazie a Xi Jinping vengono così eliminati i monopoli e rivitalizzata la creatività nel settore privato, imprimendo un forte dinamismo allo sviluppo economico del Paese.

E' cosi che la Cina diviene leader mondiale nell'ambito del commercio estero, nel settore degli investimenti e delle riserve valutarie, oltre che nel settore tecnologico.

Viene inoltre ulteriormente implementato lo Stato di diritto e la democrazia, migliorando il sistema delle assemblee popolari e si investe nella salvaguardia dell'ambiente.

Durante il mandato di Xi Jinping, l'ideologia marxista nell'ambito del socialismo con caratteristiche cinesi viene rafforzata e vengono introdotti nuovi valori, che i membri del PCC devono seguire, ovvero la promozione di prosperità, democrazia, civiltà, armonia, patriottismo, libertà, uguaglianza, giustizia, Stato di diritto, integrità e amicizia.

Valori che vengono introdotti anche nell'ambito dell'educazione nazionale.

Egli promuove, a livello mondiale, la proposta di “costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso”, al fine di realizzare benefici reciproci da condividere con tutti i Paesi del mondo e i relativi popoli. E tale è la linea guida seguita attualmente dalla Repubblica Popolare Cinese in politica estera ed economica, che si sostanzia in partenariati globali e collaborazioni economiche di mutuo vantaggio, con tutti i Paesi del mondo.

Molto apprezzato dal suo popolo, il Presidente Xi ha sempre posto al centro della sua azione politica la comunità, sia cinese sia globale, dimostrando profonda lungimiranza, specie in un mondo percorso da turbolenze e da politiche spesso sconsiderate e ideologiche.

Egli, anche in occasione dell'avvio del XV Piano Quinquennale, nel 2026, ha sottolineato ai quadri di Partito di operare al fine di “conseguire risultati per il popolo e attraverso il lavoro concreto”, spiegando altresì come il Partito Comunista Cinese – che ha superato i 100 milioni di iscritti - rappresenti sempre “gli interessi fondamentali della stragrande maggioranza del popolo, condividendo con esso le gioie e i dolori, la vita e il destino”.

Difficile dire se questo sarà il secolo cinese, ma sicuramente il socialismo con caratteristiche cinesi ha dimostrato, anche grazie alla sapiente leadership del Presidente Xi Jinping, di essere una valida alternativa a quel liberal capitalismo che tutto mette in vendita e che non è in grado di coltivare quei valori umani e spirituali di cui abbiamo assoluta necessità.

Luca Bagatin

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domenica 14 giugno 2026

Oltre la remigrazione: le questioni che la politica italiana non affronta. Articolo di Luca Bagatin

La remigrazione, storicamente, fu un progetto promosso dal sindacalista e scrittore giamaicano Marcus Garvey (1887 - 1940).

Garvey fu fra i primi promotori del movimento panafricano, fondato sull'unità dei popoli di origine africana e sulla ricerca della loro autodeterminazione e emancipazione, sotto il profilo culturale, politico e economico, affrancandosi dal colonialismo e dal razzismo europeo e statunitense.

Il suo slogan, “L'Africa agli Africani”, andava inquadrato in questo senso ed egli fu fra i primi a teorizzare la nascita di una nazione africana, forte, sovrana e indipendente.

E' in tale ambito che nasce il suo concetto di remigrazione o di “ritorno in Africa” (Back to Africa), ovvero incoraggiare il ritorno volontario in Africa dei popoli che l'avevano dovuta lasciare, in modo da affrancarsi dalle società occidentali e lavorare per costruire una nazione africana nella terra d'origine.

Un progetto spesso boicottato dai governi occidentali, che dal colonialismo e dallo sfruttamento degli africani traevano linfa.

Il panafricanismo di matrice nazionalista di Garvey, ma anche quello di matrice socialista di W. E. B. Du Bois, ad ogni modo, influenzarono molto i movimenti per i diritti civili e personalità politiche quali Thomas Sankara, Kwame Nkrumah, Mu'Ammar Gheddafi e, più recentemente, Kemi Seba.

Fa un certo effetto sentire certa estrema destra italiana parlare di “remigrazione”, utilizzando il termine in chiave propagandistica e ignorandone il significato originario.

Nei suoi programmi e progetti non si fa infatti il minimo accenno alle responsabilità occidentali, né alle guerre di invasione e di rapina condotte ai danni dei popoli del Terzo e Quarto Mondo, che sono tra le principali cause dell'immigrazione di massa.

Aspetto che, peraltro, non viene minimamente trattato nemmeno dalla destra di governo e dalla sedicente sinistra di opposizione, in Italia.

Forse perché l'immigrazione fa comodo alle imprese, che così pagano meno i loro dipendenti immigrati. Forse perché continuiamo ad essere amici di governi che, quelle guerre di esportazione di morte e di rapina, continuano a farle o, come la Francia e/o gli Stati Uniti d'America, continuano ad andare orgogliose del loro passato coloniale e del loro presente neo-coloniale.

Dovrebbe, diversamente, scandalizzare che ci siano ancora forze politiche che agitano spauracchi propagandistici, senza andare al nocciolo della questione.

E sono, purtroppo, la maggioranza assoluta.

Stupisce che si gridi allo scandalo quando a compiere un reato sia un immigrato, ma ci si guardi bene dal farlo quando a commetterlo sia un connazionale.

E così si sottovaluta il pericolosissimo fenomeno delle baby gang, degli stupri, delle violenze domestiche o nelle case di riposo, dei femminicidi. Si pensa di risolvere tutto con misure ridicole come il braccialetto elettronico o gli arresti domiciliari, anziché introdurre e applicare pene severe ed esemplari, che possano prevedere anche la perdita della cittadinanza e l'ergastolo senza appello, per gli stessi cittadini italiani che commettono reati contro la persona, specie se contro minori o anziani o persone non in grado di difendersi.

Si parla a sproposito di “remigrazione”, ma ci si guarda bene dal parlare di difesa dei diritti umani di ogni vittima di violenza. Una violenza sempre più dilagante nelle strade e che non viene minimamente arginata da una classe politica che, propaganda a parte durante il periodo elettorale, si guarda bene dall'intervenire e dal sollevare, seriamente, la questione, ponendola come primo punto dell'agenda politica.

E' mai possibile che esistano Paesi nei quali, se un minore delinque e commette atti di violenza contro una persona, questo va in galera anche a partire dai 12 anni (e, a mio avviso, sarebbe giusto venisse anche inquadrato nell'esercito, al 18esimo anno di età, in modo da potersi rendere utile alla società a vita e imparare la disciplina) e anche i genitori sono puniti con un'ammenda e un percorso di rieducazione, mentre in Italia ciò non avviene?

Senza una società moralizzata e ordinata, non si andrà lontano e le violazioni dei diritti umani delle vittime non faranno che aumentare a dismisura, ma questo, la politica, non lo vuole comprendere né vuole minimamente farsi carico di questo.

Al centro dell'agenda politica vi dovrebbero essere pochi ma seri punti fondamentali, di cui al momento nessuno parla, in questo povero Paese: giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica, ordine e rispetto per il prossimo.

E tutto ciò non è né di destra, né di sinistra, ma, a mio avviso, dovrebbe essere al servizio della comunità.

Una comunità che dovrebbe essere posta, finalmente, al centro. Non in senso politico/ideologico (anche perché ormai, chi si dice di centro, guarda verso la destra estrema), ma pratico e pragmatico.

Luca Bagatin

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venerdì 12 giugno 2026

Silvio Berlusconi ci mancherà. Articolo di Luca Bagatin del 12 giugno 2023

 

Quello che segue è l'articolo che scrissi il 12 giugno 2023, in occasione della scomparsa di Silvio Berlusconi e vorrei qui ripubblicarlo. 

Silvio Berlusconi ci mancherà.

E dovrebbe mancare anche a quegli sciocchi che lo hanno denigrato per tutti questi anni.

Perché si renderanno conto anche loro – presto o tardi - che, tutto sommato, è stato il politico meno peggiore degli ultimi trent'anni.

Difronte ai Prodi, D'Alema, Letta, Renzi, Gentiloni, Monti, Conte, Draghi e Meloni, è stato un gigante.

Un gigante che ha saputo prospettare e lavorare per un mondo multipolare, fatto di stabilità e pace.

Ottenendo accordi economici vantaggiosi per l'Italia e stringendo amicizie con tutti, con il sorriso, senza le sciocche contrapposizioni della classe dirigente occidentale odierna.

Una classe dirigente – da Biden a Scholz, dalla Von Der Leyen alla Meloni, passando per Macron - inetta e incapace, che fomenta divisioni e guerre e conseguenti crisi economiche.

Berlusconi seppe dialogare con leader socialisti e democratici quali Chavez e Gheddafi e riuscì a mettere pace fra Putin e Bush.

Fu amico leale del leader socialista Bettino Craxi, che finirà poi perseguitato dai Poteri forti e dalla grancassa mediatico-giudiziaria.

Come ho ricordato in un mio articolo dell'aprile scorso (https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/04/silvio-berlusconi-leader-alternativo.html), nel 1994 mise i bastoni fra le ruote a quella pseudo-sinistra catto e post-comunista radical-chic, che, dalle ceneri del vero e unico centro-sinistra che l’Italia abbia mai avuto (guidato da socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici), aveva pensato di vincere a man bassa.

Berlusconi, strutturando sì il suo partito in modo verticistico, ma allo stesso tempo cercando di unire e recuperare i consensi di socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici – abbattuti dal golpe mediatico-giudiziario che Bettino Craxi battezzò “Falsa rivoluzione” e i media “Tangentopoli”, si accingeva ad evitare che il Paese cadesse nelle mani di quei poteri forti che Bettino Craxi aveva sempre tentato di arginare.

E sì, Berlusconi lo fece sdoganando partiti impresentabili come il MSI e la Lega Nord, che pur avevano cavalcato l’onda anti-democratica contro il Pentapartito.

Sdoganò la destra più per calcolo e vantaggio politico che per altro. Ma cercò sempre di tenerla a bada.

Il suo scopo fu quello di lanciare una battaglia anti-burocratica e anti-statalista, ma allo stesso tempo aumentò le pensioni minime, abolì l’ICI sulla prima casa e la tassa di successione, introdusse bonus per i ceti meno abbienti, attuando così misure in favore della terza età e dei ceti medio-bassi.

Proposte, peraltro, quella sulle pensioni e sull’abolizione dell’ICI, promosse già da Rifondazione Comunista guidata da Bertinotti e Cossutta, verso la quale e verso i quali Berlusconi nutrì sempre rispetto e talvolta sintonia.

Si dirò che Berlusconi era anticomunista, ma il suo “anticomunismo” suonava più come slogan ed era rivolto direttamente al PDS-DS (poi PD), che aveva contribuito alla fine politica di Bettino Craxi. Un PDS-DS che in politica estera finì per appiattirsi all’atlantismo più estremo e che in politica interna promuoveva un’Unione Europea oligarchica, fatta di privatizzazioni e liberalizzazioni e rigorismo economico.

In un'intervista ricordo che egli arrivò a definirsi “liberale di sinistra” e, oltre a candidare nelle fila di Forza Italia il filosofo marxista - già partigiano antifascista del Partito d'Azone – Lucio Colletti, dialogò con i nuovi socialisti di Gianni De Michelis, una delle menti più brillanti del Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi.

Benché, vista la sua età e condizioni di salute, negli ultimi anni fosse più lontano dalla politica più attiva, non lesinò critiche alla Meloni e al suo partito, spesso incoerenti e inesperti, in particolare in politica estera, dichiarando – nel febbraio 2023: “Io a parlare con Zelensky se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai andato perché come sapete stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili: bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe avvenuto, quindi giudico, molto, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore”.

A Berlusconi in molti devono tutto della loro carriera, in particolare nella coalizione di centrodestra, che senza di lui da tempo è fatta di incoerenza, inesperienza e inconsistenza, capace di ottenere voti solo perché il PD, i Cinque Stelle e il duo Renzi&Calenda, sono persino peggiori.

Berlusconi, ad ogni modo, come scrissi già in quel mio articolo di aprile, non ha gettato le basi per una successione politica, ma, vista la qualità del personale politico degli ultimi decenni…la scelta di una successione era e rimane pressoché impossibile.

E' stato l'ultimo politico di razza della sua generazione e, anche se non la pensavamo totalmente come lui, gli abbiamo voluto bene e ci mancherà.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it