mercoledì 7 ottobre 2026

Anna Politkovskaja e i nazbol di Eduard Limonov: un pezzo di storia dimenticata. Articolo di Luca Bagatin

 

Anna Politkovskaja veniva assassinata vent'anni fa, il 7 ottobre 2006.

Anna Politkovskaja ricercava la verità e scriveva ciò che vedeva.

Fu con quello spirito che seguì con attenzione, sotto il profilo giornalistico e umano, le vicende dei nazionalbolscevichi di Eduard Limonov, le cui lotte contro il potere raccontò e difese con coraggio.

Ho ricordato questo nei miei recenti saggi, “L'Altra Russia di Eduard Limonov – i giovani proletari del nazionalbolscevismo” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) e in “Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore), raccontando della dissidenza del “D'Annunzio russo” - Eduard Limonov - e dei suoi “giovani ragazzi proletari”, come amava chiamarli lui stesso.

I militanti del Partito NazionalBolscevico che, per primi, denunciarono sia il nazionalismo di estrema destra russofobo nelle Repubbliche post-sovietiche – a seguito della fine dell'URSS – sia i regimi ultra-liberal capitalisti di Eltsin e Putin. E proponevano una ricomposizione dello spazio post-sovietico attraverso il socialismo popolare e non burocratico, una visione che avrebbe poi trovato continuità nell'esperienza politica de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, dopo la messa al bando del Partito nel 2007 da parte della Corte Suprema russa.

Così scriveva, fra le altre cose, Anna Politkovskaja, a proposito dei giovani militanti del partito di Limonov, continuamente vessati dalle autorità, tanto ieri quanto oggi:

"Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese." (Vedi in merito: http://www.tout-sur-limonov.fr/414521108)

E Eduard Limonov, così la ricordò:

"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".

(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".

Un pezzo di Storia nella storia. Poco conosciuto in questo Occidente che poco ricerca la verità e la realtà storica, ma molto fomenta l'ideologia (spesso del danaro e del consumo), fine a sé stessa.

Anna Politkovskaja e Eduard Limonov, ovunque ora si trovino, meritano di essere ricordati per ciò che erano, quando si trovavano in questa dimensione terrena: due eroi senza tempo.

Due anime alla ricerca della verità, oltre l'ipocrisia del Potere.

Luca Bagatin

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lunedì 5 ottobre 2026

Brasile. Il ballottaggio tra Lula e Bolsonaro Jr. è tutt'altro che scontato. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni presidenziali brasiliane, una vittoria al secondo turno dell'estrema destra liberale di Flávio Bolsonaro il 25 ottobre 2026, appare tutt'altro che scontata.

Innanzitutto il candidato del Partito dei Lavoratori e attuale Presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva – sostenuto da pressoché tutta la sinistra e il centro-sinistra, socialista, socialdemocratico, verde e comunista - ha conquistato un ottimo 45%.

In secondo luogo, se Bolsonaro si ferma al 47%, diversi elettori del candidato Augusto Cury (la cui lista ex laburista e centrista, Avante ha ottenuto il 2,89%) e del candidato Ronaldo Caiado (il cui Partito Social Democratico ha ottenuto il 2,18%), potrebbero decidere di votare al secondo turno per Lula. Non perché lo sostengano, infatti né Cury, né Caiado hanno fatto alcun endorsement, ma perché potrebbero percepirlo – dal loro punto di vista – come “il male minore”.

Così come potrebbero fare molti astenuti al primo turno e le liste minori di estrema sinistra, che hanno deciso di presentarsi da sole (Unità Popolare, Partito Comunista Brasiliano, Partito Socialista dei Lavoratori Unificato, Partito della Causa Operaia).

Lula potrebbe giocarsela sul filo di lana, oppure no. Potrebbe anche trionfare.

Oppure il Brasile potrebbe precipitare nuovamente nel caos della cricca dei Bolsonaro, portatrice di macelleria sociale, distruzione dello Stato sociale, diseguaglianze di genere, riavvicinamento all'imperialismo statunitense.

Il Presidente Lula, ad ogni modo, ha dichiarato di essere pronto al ballottaggio e ha difeso l'operato del suo governo, sottolineando gli investimenti nel settore scientifico, la stabilità fiscale e il rafforzamento del sistema educativo pubblico.

Ha promesso, inoltre, per il secondo mandato, l'ampliamento delle borse di studio e la promozione dello sviluppo industriale e globale, incentrato sul benessere dell'intera comunità brasiliana.

Egli ha altresì attaccato duramente il suo avversario, accusandolo di corruzione e di essere legato a gruppi paramilitari e ha sostenuto che il programma dell'opposizione non garantisce alcun futuro per il Paese e per il mantenimento del modello democratico.

Luca Bagatin

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domenica 4 ottobre 2026

Ottobre 1993. Il criminale golpe di Eltsin, che pose definitivamente fine al socialismo in Russia e gettò le basi dell'attuale caos nell'Est europeo. Articolo di Luca Bagatin

 

Nell'ottobre dell'Anno Orribile 1993, mentre in Italia imperversava quella che Bettino Craxi definì, giustamente, “falsa rivoluzione di Tangentopoli”, che – annientando sotto la mannaia politico-mediatico-giudiziaria i partiti di governo democratici, ovvero la DC, il PSI, il PSDI, il PRI e il PLI - metteva fine a 50 anni di democrazia nel Paese, nella Russia neo-eltsiniana, accadeva più o meno la stessa cosa. Anche se in modo più violento e cruento.

Erano il 3 e 4 ottobre 1993, quando i commandos russi, su ordine di Boris Eltsin, bombardarono il Parlamento, ovvero il Congresso dei Deputati del Popolo.

Fu il culmine di quel golpe bianco liberale, che attentò al cuore della democrazia russa, ovvero della Repubblica Socialista Federativa Russa (RSFR).

Quasi 2.500 le vittime.

Il tutto nacque con la crisi costituzionale del 21 settembre 1993, nel momento in cui Eltsin, Presidente della RSFR, decise di sciogliere il Congresso dei Deputati del Popolo e il suo Soviet Supremo, accusando i deputati di essere “troppo comunisti”.

Un atto totalmente incostituzionale, autoritario, golpista, ma fatto passare dai media occidentali come un atto di grande democrazia, così come ogni nefandezza di Eltsin. Ovvero il piano di svendita del patrimonio statale sovietico e la sua conseguente spartizione fra oligarchi e criminali.

Il Parlamento russo si oppose a tale piano definito, vergognosamente, “riformista”.

Il Vicepresidente Aleksandr Ruckoj – che si pose a difesa del Parlamento - denunciò il programma liberale di Eltsin definendolo una forma di “genocidio economico”, anche in quanto impoverì drammaticamente e drasticamente la popolazione.

Il Parlamento – dopo la richiesta di scioglimento - si affrettò dunque a sostituire Eltsin con Ruckoj, ma il Presidente rispose, dal 3 al 4 ottobre, inviando le forze speciali e i carri armati, bombardando la sede della democrazia sovietica, con i deputati chiusi all'interno.

Durissimi gli scontri, anche di piazza, fra le forze speciali e cittadini scesi a difendere – con tanto di bandiere rosse con la falce e martello e ritratti di Lenin in mano, ma anche con bandiere zariste - la legittimità del Parlamento e ciò che rimaneva delle conquiste socialiste e sovietiche.

Conquiste sostenute pensino dai monarchici neo zaristi, che combatterono assieme ai loro ex nemici, ovvero i comunisti, per difendere ciò che rimaneva della democrazia russa.

Nonostante la resistenza popolare eroica, le forze di Eltsin accerchiarono la Casa Bianca, sede del Parlamento, che fu conquistata.

Il resto è Storia che conosciamo.

Gli oppositori al golpe liberale eltsiniano si riunirono nel Fronte Patriottico o Fronte di Salvezza Nazionale, composto da numerosi neonati partiti comunisti, fra cui i comunisti guidati da Gennady Zjuganov; quelli guidati da Viktor Anpilov (che nel 1992 fondò il partito comunista “Russia Laburista” e molto amico di Limonov) e dai nazionalbolscevichi dello scrittore Eduard Limonov, il quale partecipò attivamente alla difesa del Parlamento, mentre sua moglie di allora, la cantante e poetessa Natalya Medvedeva, lanciò un appello contro il golpe – pubblicato anche dalla stampa francese dell'epoca – e sottoscritto da numerosi artisti e intellettuali russi.

Nonostante ciò, l'oligarchia liberal-capitalista ebbe la meglio.

In Russia il comunismo – che dal 1917 aveva emancipato il popolo - fu, se non bandito, considerato alla stregua del fascismo. E continuarono le svendite di Stato e lo smembramento delle Repubbliche ex sovietiche, ormai preda di oligarchi, affaristi, mafiosi e neonazisti. Una svendita ancora per nulla terminata con il passaggio delle consegne da Eltsin a Putin, che ha proseguito nello smantellamento del sistema sociale e economico sovietico.

Ancora oggi, la gran parte dei cittadini russi, non ha dimenticato. E, molti dei famigliari delle vittime di allora, oltre che molti cittadini, sfilano ancora oggi con cartelli recanti le foto dei propri cari, amici, parenti e conoscenti morti negli scontri.

Nel 1993 venne pubblicato, in Italia, dall'editore Roberto Napoleone, un interessante saggio dal titolo “L'enigma Gorbaciov”, di Egor Ligaciov, di cui ho parlato sia nel mio ultimo saggio, "Ritratti del Socialismo" che qui, sul mio blog: https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/02/egor-ligaciov-il-riformista-leninista.html

Ligaciov, esponente riformista del PCUS e successivamente anima riformista e moderata dell'opposizione guidata dal Partito Comunista della Federazione Russa, spiegò molto bene la tensione di quegli anni e le ragioni che portarono a tale tensione, che ancora oggi si trascina ad Est, con guerre fratricide, che sembrano drammaticamente non avere fine. Vedi il conflitto russo-ucraino, alimentato dalle solite oligarchie liberal-capitaliste occidentali, dai loro media e dai politicanti di riferimento, che soffiano sul fuoco.

Molto interessanti questi passaggi di Ligaciov: “Il vero dramma della perestrojka consiste nel fatto che i suoi leader, invece di usare la normale arma della critica contro i cosiddetti conservatori, fecero loro la guerra e, impegnati in questo, non videro invece – o non vollero vedere – il vero, grande, principale pericolo che gradualmente aumentava: il nazionalismo e il separatismo”.

E molto interessanti le conclusioni di Ligaciov, in merito alla necessità di recuperare l'idea socialista democratica, peraltro distrutta, alla metà degli Anni '90, sia in Italia (con la distruzione del PSI di Bettino Craxi e del PSDI di Pietro Longo, leader purtroppo dimenticato e al quale ho dedicato diversi articoli), che nel resto d'Europa (dopo la scomparsa di Mitterrand e dei grandi leader socialisti europei degli Anni '70 e '80): “Sono convinto che il socialismo sia una delle vie che conducono al progresso universale. Come intendo io il socialismo? Una società in cui si dà priorità all'uomo e alla democrazia. La base economica del socialismo è la proprietà sociale dei mezzi di produzione, ma in forme differenziate: l'uomo vi diventa comproprietario, e vi convivono pianificazione e libero mercato.

La base politica di questo regime sono i Soviet a tutti i livelli e uno Stato di diritto. Sul piano morale è una società in cui nei valori socialisti trovano posto sublimandosi i valori individuali; sul piano sociale è un regime di giustizia sociale, privo di oppressioni e ingiustizie, una società in cui non esiste la disoccupazione e in cui a ciascuno viene garantito il diritto al lavoro”.

Luca Bagatin

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sabato 3 ottobre 2026

Ibrahim Traoré e l'eredità di Thomas Sankara. Una speranza per l'Africa. Articolo di Luca Bagatin

 

Classe 1988, si ispira dichiaratamente al “Che Guevara” africano Thomas Sankara (1949 - 1987), che guidò il Burkina Faso dal 1983 al 1987, quando venne ucciso.

Ibrahim Traoré è il Presidente che guida il Burkina Faso dal settembre 2022, quando con un golpe rovesciò il governo golpista precedente, accusato di essersi riavvicinato alla Francia e di essere incapace di combattere i jihadisti.

Traoré, infatti, oltre ai suoi principi panafricani, antimperialisti, anticolonialisti e nazionalisti, è noto per la sua ferma lotta contro il terrorismo islamico.

Leader del Movimento Patriottico per la Salvaguardia e la Restaurazione (MPSR), Ibrahim Traoré si è posto l'obiettivo di liberare il suo Paese e il suo popolo dal neocolonialismo occidentale.

E lo sta facendo seguendo l'esempio dello storico leader, Sankara, il quale, una volta giunto al potere, attuò una serie di riforme fondamentali.

Il programma di Sankara, negli Anni '80, consistette in una massiccia opera di vaccinazione che permise la riduzione di mortalità infantile in Burkina Faso; in un'opera di rimboschimento al fine di far rivivere l'arido Sahel; nella riforma agraria che permise di ridistribuire le terre ai contadini; nella politica di soppressione delle imposte agricole; nelle importantissime politiche di liberazione femminile che proibirono la pratica barbarica dell'infibulazione; nell'abolizione della poligamia; nella partecipazione delle donne alla vita politica del Paese attraverso l'istituzione dell'Unione delle Donne del Burkina; nell'istituzione della giornata dei mariti al mercato; in un programma di riduzione delle spese e del processo di autarchia ribattezzato da Sankara “produciamo quello che consumiamo”, al fine di abolire progressivamente la dipendenza dalle importazioni con l'estero; la costruzione di apposite dighe, pozzi e bacini idrici che garantissero a tutti l'accesso all'acqua e la garanzia di due pasti al giorno per tutti i burkinabé; la costruzione di un campo sportivo per ogni villaggio al fine di garantire a tutti il diritto all'attività fisica e ricreativa; la lotta alla corruzione pubblica e la richiesta di Sankara ai Potenti della Terra di cancellare il debito ai Paesi del Terzo Mondo, in quanto frutto del colonialismo e del neocolonialismo e dunque all'origine del sottosviluppo di tali Paesi; la proposta di disarmo progressivo di tutti i Paesi africani in modo che questi non combattano più fra loro, ma lottino per l'unità e l'emancipazione dei popoli africani; lo sforzo di far partecipare tutti alla vita pubblica del Paese, attraverso appositi comitati rivoluzionari e una radio attraverso la quale chiunque potesse fare proposte o criticare l'operato del governo.

Traoré, dal settembre 2022, sta seguendo le sue orme, influenzato tanto dal panafricanismo che dal socialismo.

Il 28 settembre 2026, egli ha inaugurato la prima raffineria d'oro pubblica del Paese e, proprio nel suo programma, c'è il ripristino e rafforzamento del controllo pubblico delle miniere d'oro del Paese (il Burkina Faso è il quarto produttore d'oro dell'Africa), oltre che la lotta contro il terrorismo jihadista.

Forse, per il Burkina Faso, c'è ancora una speranza e forse potrebbe esserci per tutta l'Africa, se ci fossero leader come lui, come Sankara, Gheddafi, Lumumba e molti altri, animati dal socialismo panafricano, promotore di giustizia sociale, sovranità popolare e indipendenza economica.

Di Sankara, peraltro, conservò un ricordo anche Marco Pannella, che ebbe modo di incontrarlo con una delegazione del Partito Radicale, nel 1985, quando quel partito era ancora intriso di ideali laico-socialisti e non aveva finito per trasformarsi nel partitino liberal capitalista di oggi, molto lontano da quello di Pannunzio, ma sicuramente anche da quello guidato da Pannella negli Anni '70 e '80.

Pannella, nel 1987, disse, fra le altre cose, a proposito del “Che Guevara” africano: “(...) Thomas Sankara ha usato per il suo amore della vita, e dell’amore, e della purezza, la sua onestà intellettuale, la sua umiltà, la sua tolleranza innata e quella che conquistava e proponeva, divenire grande non solamente per l’Africa, ma per noi tutti. Il suo tallone d’Achille era forse nella sua cultura liceale e nell’ardore dell’adolescenza, che fu anche presente nella sua forza e nella cifra della sua vita”.

E' di quell'amore, di quella purezza, di quella onestà intellettuale, oltre che di socialismo originario e autentico e senza equivoci, che il mondo di oggi estrema necessità.

Luca Bagatin

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giovedì 1 ottobre 2026

Il socialismo prospero e pacifico a 77 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 1 ottobre 2026 ricorre il 77esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, festeggiata in Cina con alzabandiera e spettacoli, fra patriottismo e orgoglio.

“La grande rinascita della nazione cinese è inarrestabile”, aveva affermato nei giorni scorsi il Presidente Xi Jinping, aggiungendo che “Siamo immensamente orgogliosi degli straordinari risultati ottenuti dalla Nuova Cina e abbiamo piena fiducia nelle brillanti prospettive della modernizzazione cinese”.

Una Cina che conduce una politica estera indipendente e di pace e che ha ribadito, nei giorni scorsi, all'ONU, attraverso le parole del Vicepresidente Han Zheng, le sue prospettive.

Egli ha spiegato che occorre salvaguardare l'ordine internazionale del dopoguerra e promuovere una pace duratura, fondata sulla sicurezza comune, respingendo la mentalità della Guerra Fredda e il confronto fra i blocchi.

Il Vicepresidente cinese ha in particolare sottolineato che “La Cina chiede di promuovere la governance della Cisgiordania e la ricostruzione post-conflitto di Gaza secondo il principio del governo palestinese (...)” e ha proseguito affermando che “La Cina esorta il Paese interessato a cessare immediatamente l'uso della minaccia della forza contro Cuba e a revocare immediatamente e completamente il blocco e le sanzioni contro Cuba”.

Egli ha rammentato come la politica della Repubblica Popolare Cinese sia volta a promuovere la prosperità globale, attraverso l'apertura e la cooperazione. Ed ha esortato a lavorare per dare priorità alla riduzione della povertà, alla sicurezza alimentare, alla transizione energetica, rafforzando il sostegno ai Paesi del Sud del mondo.

Han Zheng ha anche rammentato come occorra lavorare per respingere ogni pregiudizio ideologico, rispettando i percorsi di sviluppo che i popoli di ciascun Paese hanno deciso di darsi e come occorra rimanere fedeli al multilateralismo, adottando misure volte a salvaguardare equità e giustizia.

Egli ha anche fatto presente che, negli ultimi 55 anni, la Cina è stata “una forza stabilizzatrice in tempi di instabilità” e “ha realizzato due miracoli in patria, ovvero una rapida crescita economica e una stabilità sociale a lungo termine, e nel corso degli anni ha contribuito per circa il 30% alla crescita globale”.

Il Vicepresidente cinese ha aggiunto che la Cina è stata anche “una forza progressista” che “si è sempre fatta “portavoce del Sud del mondo, ha difeso i diritti e gli interessi legittimi dei Paesi in via di sviluppo e ha continuato a lavorare per un sistema di governance globale più giusto ed equo”.

Ed ha concluso affermando che “La Cina collaborerà con tutti gli altri Paesi per costruire una comunità dal futuro condiviso per l'umanità e rendere il mondo un posto migliore per tutti noi”.

Negli scorsi giorni, peraltro, il settimanale politico cinese Beijing Review ha pubblicato un'interessante intervista all'ex deputato laburista britannico George Galloway, oggi leader del Workers Party of Britain (WPB), ovvero il Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna, a proposito del socialismo con caratteristiche cinesi e di come tale modello andrebbe studiato, per essere applicato in Occidente.

Galloway ha spiegato che, mentre “il capitalismo occidentale si basa sull'"io" e sul "presente", “i piani quinquennali cinesi si basano sul "noi" e sul "per sempre"”. E ciò ha permesso alla Cina di coniugare “la forza rivoluzionaria del mercato con una strategia di sviluppo a lungo termine definita dal Partito Comunista Cinese e dallo Stato” creando così “qualcosa di nuovo, qualcosa che il mondo non aveva mai visto prima”.

Il politico britannico ha spiegato come “il sistema politico occidentale è incompatibile con la pianificazione a lungo termine, perché alla fine ciò che conta sono solo le elezioni. La classe politica ha un obiettivo primario: rimanere tale, perché è un lavoro molto redditizio. E se si pensa solo a quattro anni nel futuro, si commettono inevitabilmente degli errori, anche se si hanno le migliori intenzioni, cosa che purtroppo accade nella maggior parte dei casi”.

Egli ha raccontato che recentemente si è recato nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, un tempo estremamente povera, mentre oggi “vanta nuove infrastrutture, un nuovo sviluppo e servizi pubblici paragonabili a quelli di aree molto più ricche” ed ha aggiunto che “In molti Paesi occidentali, una regione come lo Xinjiang verrebbe semplicemente lasciata al degrado”.

Il leader del WPB ha rilevato anche come la Cina abbia una forma di democrazia popolare integrale, molto più democratica rispetto a quella occidentale, in quanto fornisce ai cittadini un modo per comunicare direttamente con la dirigenza. “Spero che la Cina continui a perfezionare questo sistema, e tutto ciò che sento suggerisce che gli sviluppi compiuti dalla Cina stiano andando nella giusta direzione”, ha affermato Galloway.

Relativamente all'economia cinese, l'ex deputato laburista ha affermato che “La Cina ha iniziato producendo beni a basso costo, ma si è poi evoluta fino a diventare un produttore di prodotti sofisticati, realizzando articoli che oggi sono spesso più avanzati di quelli offerti da molti produttori e rivenditori occidentali”. Ed ha fatto presente che “il sistema economico cinese è qualcosa che molti in Occidente faticano ad accettare. L'Occidente ha inventato il capitalismo. Per centinaia di anni lo ha usato per conquistare il mondo. E ora faticano ad accettare che qualcuno che un tempo disprezzavano sia diventato più ricco di loro e abbia costruito una società che, per molti aspetti, funziona meglio della loro”.

Confrontando l'economia occidentale e quella cinese, Galloway ha affermato che la debolezza delle industrie occidentali “sta nel fatto che il nostro sistema politico e il nostro sistema economico non sono più adatti al XXI secolo. Il sistema cinese, invece, lo è”.

E, in tal senso, ha aggiunto che il Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna propone da sempre di voler “essere come la Cina, ma con caratteristiche britanniche” ed è convinto che presto ci si arriverà.

Relativamente alla situazione internazionale George Galloway ha affermato che “Ci troviamo ad affrontare un periodo molto pericoloso. L'avventatezza di alcuni leader politici in materia di guerra e pace è qualcosa che raramente ho visto nella mia vita”.

Ed ha aggiunto che “In un contesto del genere, può sembrare difficile immaginare che i Paesi cooperino, investendo nelle reciproche economie e lavorando insieme in settori come lo spazio e l'intelligenza artificiale. Ma non c'è altra via per il progresso dell'umanità. Se i Paesi continueranno a guardarsi con sospetto e a considerarsi nemici permanenti, non saremo in grado di risolvere le sfide che l'umanità si trova ad affrontare”.

Egli ha anche raccontato un episodio che gli è capitato direttamente, in questo periodo da “caccia alle streghe”: “Quando sono stato eletto al Parlamento l'ultima volta, solo due anni fa, sono stato interrogato dagli agenti di polizia all'aeroporto di Gatwick. Mi hanno chiesto: "La Cina ti ha detto di tornare in Parlamento? Facevi la spia per la Cina in Parlamento?". Questa è la domanda più volgare e ridicola che qualcuno mi abbia mai fatto in tutta la mia vita, ho detto all'agente”, ha sottolineato Galloway, il quale ha concluso affermando: “Se attraversi il mondo con questa mentalità, non raggiungerai mai l'auto che ti precede. E l'auto che ti precede è la Cina”.

Luca Bagatin

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lunedì 28 settembre 2026

Il socialismo che non c'è più e la sinistra che serve all'Italia. Cacciari ha ragione. Articolo di Luca Bagatin

 

Massimo Cacciari ha assolutamente ragione.

Una sinistra moderata fa vincere la destra.

E' storicamente sempre stato così. Già ai tempi del fascismo montante ad avere ragione erano i fiumani, i dannunziani, i sindacalisti e i socialisti rivoluzionari, non i gradualisti turatiani, che, con la loro moderazione finirono per rendere alle masse più credibile uno scalmanato Mussolini che, partendo dalla sinistra socialista, finì per costituire un movimento social-confuso, imperialista, razzista, traditore nei confronti delle masse ed in favore del padronato industriale.

Avevano e avrebbero ragione, dunque, coloro i quali, come giustamente afferma Cacciari, propongono riforme radicali.

E in questo Paese e continente ce ne vorrebbero di riforme radicali.

Dalla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia a investimenti massicci in sanità, ricerca, istruzione e in ordine pubblico (il fenomeno delle baby gang è purtroppo sottovalutato e ancora poco preso sul serio); da un nuovo primato in politica estera, ricucendo i rapporti con la Russia e valutando l'entrata nei BRICS, alla costruzione di una nuova Europa, sovrana, indipendente e economicamente giusta, ponte e trait-d'union fra Ovest ed Est, Nord e Sud del mondo.

Non sarà certo con un nuovo e peraltro sedicente “riformismo” (o con un becero “liberalismo”) che si batteranno le destre e le estreme destre di cui, peraltro, il PD e i suoi alleati (che negli anni hanno contribuito a smantellare lo Stato sociale e ad attuare tutte le politiche di deregolamentazione economica e del mercato del lavoro) fanno ampiamente parte.

Tutti aspetti di cui ho scritto in moltissimi articoli e anche nel mio ultimo saggio “Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore).

Alla fine di agosto, nel mio articolo dal titolo “Ma quale riformismo? Dov'è finito il socialismo? (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/08/ma-quale-riformismo-dove-finito-il.html) scrivevo, fra le altre cose: “Quella che, nel mondo Occidentale, un tempo era sinistra o rappresentava ideali socialisti (giustizia e emancipazione sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica), ha finito, dalla metà degli Anni '90 in poi, per annacquarsi nel liberalismo o liberal capitalismo, che, in certa misura, sembra essere esaltato proprio da Taddio nel suo articolo.

Liberal capitalismo che, insinuandosi e annacquando il socialismo, ha finito per distruggere i diritti sociali (dallo svuotamento di alcune delle principali conquiste dello Statuto dei lavoratori, alla promozione delle liberalizzazioni), fino al sostegno incondizionato alle guerre di aggressione a guida statunitense e NATO, dalla Jugoslavia al conflitto russo-ucraino, tutti aspetti ampiamente sostenuti in particolare dal PD e in gran parte dai suoi alleati.

Questo è avvenuto, in Italia, in particolare grazie ai vari Prodi, D'Alema, Bersani, Letta, Renzi e la Schlein non sembra più di tanto discostarsene.

In altri Paesi è avvenuto grazie agli pseudo laburisti alla Tony Blair e alla Keir Starmer; grazie agli pseudo socialdemocratici tedeschi alla Schulz; agli pseudo socialisti francesi alla Hollande e così via. Tutta gente che, guarda caso, ha perso inesorabilmente voti... in favore dell'estrema destra!

Anche negli USA, sedicenti progressisti come Clinton, Obama e Biden, hanno spinto sull'acceleratore delle guerre di aggressione. Bombardando peraltro Paesi laico-socialisti come la Siria e la Libia e inasprendo le sanzioni al Venezuela e a Cuba.

Dove sarebbe, dunque, questo presunto socialismo e questa presunta sinistra nelle file del “progressismo” Occidentale, che ha, anzi, ampiamente contribuito all'avvento dell'estrema destra?”.

E concludevo spiegando che ciò che oggi manca in Italia e in gran parte d'Europa, è “un'area socialista e di sinistra, come quella in Spagna con Pedro Sanchez e Pablo Iglesias; in Francia con Jean-Luc Mélenchon e i bonapartisti di sinistra; in Germania con Sahra Wagenknecht; in Gran Bretagna con Jeremy Corbyn, Zack Polanski e George Galloway; in Slovacchia con Robert Fico e Peter Pellegrini; in Bulgaria con Rumen Radev; in Moldavia con Igor Dodon e i socialisti moldavi...

Un'area che spazzi via ogni forma di liberal capitalismo, di servilismo nei confronti di Paesi stranieri, di ipocrisia. E che ricostruisca forme, come già ho spesso scritto, di comunità organizzata e ordinata, giustizia e emancipazione sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica”.

In sostanza spiegavo ciò che afferma oggi Cacciari.

E, in un altro articolo successivo, dei primi di settembre, dal titolo “Da Monti a Vannacci: quando le élite alimentano ciò che dicono di voler combattere” (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/09/da-monti-vannacci-quando-le-elite.html), ricordavo che “Un tempo a denunciare le oligarchie europee e la crisi dello Stato liberale, come poco fa scrivevo, solo i D'Annunzio, i De Ambris, i Bergamo e pochi altri.
Ancora oggi lo fanno solo piccole minoranze illuminate (come Angelo D’Orsi e pochi altri), che hanno compreso che la causa del nuovo fascismo è il liberal capitalismo e i sepolcri imbiancati alla Monti e alla Draghi, oltre ad una maggioranza e ad una opposizione, in Italia, in linea con l’irresponsabile Agenda Ursula.
Ci sarà un futuro roseo?
Negli Anni '20 e successivi di roseo non ci fu proprio nulla.
Era già troppo tardi”.
E ho concluso scrivendo: “Personalmente continuo a credere al buonsenso di persone come D'Orsi, Alessandro Di Battista, l'On. Dario Rivolta, il prof. Giancarlo Elia Valori, Paola Bergamo (nipote di Mario Bergamo) e a pochi altri.

Diversi fra loro per storia e orientamento politico, ma le cui lucide analisi fotografano una realtà che, fra qualche tempo, potrebbe essere ancor più tragica”.

Purtroppo mi dispiace dire che è ormai troppo tardi.

Perché in Italia il socialismo e una sinistra in grado di proporre riforme radicali non esiste più e da molti decenni. Oltre al fatto che non esiste più da molti decenni una classe politica seria, lungimirante e al servizio della comunità.

Non abbiamo più né un Partito Socialista Italiano, né un Partito Repubblicano Italiano degni di questo nome, quando erano all'estrema sinistra finanche dei comunisti. Parliamo dei tempi di De Ambris, Mario e Guido Bergamo, Chiostergi, Belloni e Bottai.

Oggi un'estrema sinistra repubblicana e socialista, fondata su giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica e società moralizzata e ordinata, servirebbe come l'acqua per un assetato.

Così come servirebbero personalità non necessariamente estreme, ma lungimiranti, serie e pragmatiche, come furono Bettino Craxi, Gianni De Michelis, Giulio Andreotti e in parte anche Silvio Berlusconi.

Ovviamente tutto ciò è un'utopia, ma sentire Cacciari che afferma ciò che afferma, almeno un po', fa bene alla mente e al cuore, in quest'epoca oscura e composta in gran parte da sconsiderati, ignoranti e irresponsabili.

Luca Bagatin

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venerdì 25 settembre 2026

La Cina socialista tende la mano agli USA: Xi, pragmatismo, pace e cooperazione. Articolo di Luca Bagatin

 

La Cina socialista, lo ha dimostrato più volte, fonda la sua politica interna sullo sviluppo delle forze produttive a beneficio della comunità e su una società ordinata, stabile e armoniosa.

Per quanto riguarda la politica estera, essa lavora per il multilateralismo, la cooperazione win-win, il libero commercio, l'inclusività, lo sviluppo del Sud del mondo e la risoluzione pacifica delle controversie internazionali.

Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ricevuto da Trump con tutti gli onori, in questi giorni, incarna perfettamente questa tradizione di lungimiranza politica, socialista e democratica.

Nel suo discorso tenuto alla cena offerta da Trump, alla Casa Bianca, il 24 settembre 2026, il Presidente cinese ha teso una mano agli USA e spiegato come la sua politica sia e sarà volta a sostenere un'ulteriore crescita dei legami bilaterali fra i due Paesi.

“Oggi, il Presidente Trump e io abbiamo avuto scambi sinceri e approfonditi e abbiamo raggiunto un'intesa comune su molte questioni”, ha affermato Xi Jinping.

Egli, come nella tradizione cinese, ha fatto riferimento alla Storia comune fra i due Paesi, ricordando che “Più di 200 anni fa, subito dopo la sua indipendenza, gli Stati Uniti hanno rivolto lo sguardo alla Cina. I nostri due Paesi hanno iniziato a commerciare tra loro, scambiandosi beni per soddisfare le reciproche esigenze e attingere ai rispettivi punti di forza complementari. Di fatto, il Presidente George Washington aveva acquisito personalmente un'ampia collezione di porcellane cinesi”. Ed ha ricordato quando il popolo cinese e statunitense si sono trovati fianco a fianco, nella lotta “Oltre 80 anni fa, il popolo cinese e quello americano si sono trovati fianco a fianco nella lotta contro gli aggressori militaristi giapponesi. Insieme abbiamo aperto la famosa rotta aerea "The Hump" sopra l'Himalaya. Durante la Guerra di Resistenza contro l'aggressione giapponese, i soldati e i civili cinesi hanno salvato centinaia di piloti americani a costo di centinaia di migliaia di vite cinesi. Un'amicizia simile, forgiata nel sangue e nel fuoco, vivrà sicuramente attraverso le generazioni”.

Xi ha anche ricordato la politica di normalizzazione dei rapporti fra i due Paesi, avviata da Mao e Nixon.

Ed ha concluso il suo discorso ricordando come i due Paesi abbiano compiuto passi significativi e che occorre coltivare “i bellissimi fiori dell'amicizia tra Cina e Stati Uniti”, per scrivere “un nuovo capitolo” delle relazioni amichevoli fra i due Paesi.

Un sincero discorso di pragmatismo e pace, in quest'epoca di divisioni e tumulti, promosso dal leader di ormai pressoché la maggiore potenza al mondo, che fonda il suo successo proprio sulla pace, il pragmatismo e la volontà di costruire una “comunità dal futuro condiviso per l'umanità”.

Non stupisce, anzi, che Melania Trump, nata e cresciuta nella Jugoslavia socialista di Tito, nel 1970, abbia dichiarato a Fox News: “Sono cresciuta sotto il comunismo e, onestamente, non mi è mancato niente. Ho avuto un'infanzia bellissima”. Anche se, certo, aggiunge che “Non si era liberi come qui negli Stati Uniti oggi”.

Ma questo significa però anche che non c'erano ragazzi armati che, come purtroppo accade negli USA, possono arrivare a compiere stragi nelle scuole: alla faccia della "libertà" di oggi! Anche questo andrebbe detto e ricordato.

Melania finisce per contraddire, ad ogni modo e in sostanza, la retorica propagandistica di suo marito e di settori della politica statunitense, spesso suprematista e di destra, che bollerebbero chiunque non la pensi come loro o sia vagamente “di sinistra”, come “comunista”.

Il comunismo e il socialismo, in sostanza, non sono un insulto. Spesso la Storia ha dimostrato che sono pragmatismo, sovranità nazionale e giustizia sociale al servizio della comunità.

La Cina ce lo ricorda praticamente ogni giorno.

Luca Bagatin

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giovedì 24 settembre 2026

ONU, Lula sfida Trump: sovranità, Palestina e riforma dell'ordine internazionale. Cuba e Venezuela si schierano contro Washington. Articolo di Luca Bagatin

 

Negli scorsi giorni il Presidente del Brasile, il socialista Lula da Silva, ha tenuto il discorso di apertura dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York.

Nel suo discorso ha sottolineato come oggi il mondo sia percorso da profondi conflitti, ma nessuno si stia adoperando per risolverli.

In particolare, ha affermato come il Consiglio di Sicurezza dell'ONU non si assuma le proprie responsabilità in merito, ovvero dovrebbe riunirsi al fine di lavorare per perseguire la pace nel mondo.

Egli ha ribadito, inoltre, la necessità di far entrare in tale organismo Paesi quali il Brasile e il Messico.

Lula, senza mai nominare Trump direttamente, ha replicato alle accuse secondo le quali il Brasile non sarebbe autosufficiente in materia di sicurezza e narcotraffico. Oltre a ciò ha contrastato le argomentazioni trumpiane sull'Amazzonia, la quale, attualmente, sta invece ottenendo una protezione senza precedenti.

Egli ha altresì affermato che la guerra è la negazione della politica in ogni forma ed ha anche sottolineato come ciò che sta accadendo in Palestina - da parte del regime di Netanyahu - è un genocidio ed ha condannato gli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

Ha inoltre esortato a risolvere pacificamente la questione di Hormuz, condannato l'embargo statunitense contro Cuba e si è detto preoccupato per le possibili interferenze alle elezioni presidenziali brasiliane, visto che l'opposizione di destra difende “interessi di potenze esterne al Brasile” (chiaro il riferimento al regime di Trump).

Nei giorni scorsi anche il governo di Cuba, presieduto da Miguel Diaz-Canel, ha reagito alle dichiarazioni imperialiste di Trump, affermando che Cuba non rappresenta affatto una minaccia per gli USA e che ogni guerra economica contro di essa e il suo popolo è ingiustificata e genocida.

Il Presidente Diaz-Canel ha affermato che il Paese continuerà a difendere la sua sovranità e il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha sottolineato che il governo statunitense è incapace di riconoscere Cuba come Paese indipendente e sovrano.

La delegazione cubana parteciperà all'Assemblea Generale dell'ONU sabato 26 settembre prossimo.

La Presidente incaricata del Venezuela, la socialista Delcy Rodriguez, parlando mercoledì 23 settembre scorso, davanti all'Assemblea, ha invece sottolineato l'impegno per la pace e il dialogo del suo Paese, nella risoluzione di ogni conflitto e dei suoi rapporti con gli USA.

La Presidente Rodriguez ha parlato di “sviluppo inclusivo, fondato sulla giustizia sociale”, quale antidoto contro la povertà di centinaia di milioni di persone nel Sud del mondo, sottolineando come le sanzioni “minano le libertà economiche e finanziarie e ritardano lo sviluppo umano”.

Ha successivamente parlato di sicurezza energetica, spiegando come il Venezuela svolge e svolgerà un ruolo molto importante in questo contesto internazionale, evidenziando come “il recente accordo bilaterale tra Stati Uniti e Venezuela è uno dei più importanti mai firmati e contribuirà all'equilibrio energetico dell'emisfero e a livello internazionale”.

La Presidente del Venezuela ha sottolineato come il Paese, nel 2026, sia stato colpito da due prove molto dolorose, ovvero l'intensificarsi dello scontro con gli USA (culminato con l'arresto illegale del Presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, da parte del regime statunitense, il 3 gennaio scorso) e il doppio terremoto del 24 giugno scorso.

Delcy Rodriguez ha spiegato, ad ogni modo, che il Venezuela sta rinascendo e intende rinascere, sulla base di relazioni fondate sul rispetto e l'uguaglianza.

“Mi presento a quest'Assemblea come un'altra figlia del Venezuela per presentare le aspirazioni di un Paese che cerca di costruire il proprio destino dopo conflitti politici che hanno chiuso gli spazi alle diverse correnti, impedendo loro di trovare un luogo dove risolvere le proprie divergenze, e nel mezzo di un duro blocco economico che ha rovinato il modello di sviluppo basato sull'inclusione e sull'uguaglianza”, ha dichiarato la Presidente Rodriguez.

Rievocando l'appello del Libertador Simon Bolivar, la Presidente ha chiamato il suo Paese all'unità, affermando: “Non una sola persona potente. Non un solo partito, non una sola fazione: uniamo tutti insieme i nostri sforzi per la rinascita della patria prospera che i nostri figli e le nostre figlie meritano”.

Luca Bagatin

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mercoledì 23 settembre 2026

"La Confederazione vittoriosa". La Guerra Civile Americana secondo Michele Angelini. Articolo di Luca Bagatin

 

La Guerra Civile Americana (1861 – 1865) scoppiò per ragioni ben più complesse rispetto alla questione dello schiavismo e, a spiegarcelo, l'agile e interessante saggio di Michele Angelini, “La Confederazione vittoriosa”, edito da Mattioli 1885/Archivio Storia (https://mattioli1885.com).

Nel saggio, oltre a fornire ipotesi su un possibile esito alternativo del conflitto, è chiaramente spiegato come il conflitto fra gli Stati dell'Unione del Nord e quelli ribelli del Sud, affondasse su molteplici ragioni.

Gli Stati del Nord erano industrializzati e, per favorire il proprio settore produttivo, erano protezionisti, mentre quelli del Sud erano fondamentalmente agricoli, basavano la loro economia sulle esportazioni di cotone e, dunque, avevano un orientamento liberista.

Oltre a ciò, gli Stati del Sud che andranno nel 1861 a fondare, con il Presidente Jefferson Davis, la Confederazione, avevano una concezione arcaica, aristocratica e pre-capitalistica della società. Fondavano sì la loro economia sulla barbarica pratica dello schiavismo (gli schiavi, come spiegato nel saggio di Angelini, erano comunque venduti dai mercanti del Nord), ma allo stesso tempo avevano una concezione patriarcale degli schiavi e anelavano all'indipendenza da degli Stati Uniti d'America diventati centralisti, che lasciavano poca autonomia ai singoli Stati e che, nella loro visione borghese, vessavano l'economia e non concepivano l'anti-modernità delle popolazioni sudiste.

Tutti aspetti profondamente spiegati nel saggio in questione.

Un saggio che non è necessariamente apologetico della Confederazione, ma cerca di inquadrarla sotto il profilo storico puro, oltre le banalità prodotte da tanta cinematografia, che ha finito per elogiare i vincitori, gettando discredito sui perdenti.

Angelini analizza la Confederazione sotto vari punti di vista. Spiega gli errori commessi dai Generali nel corso di alcune battaglie. Spiega come l'economia sudista, fondata sull'agricoltura, l'abbia sì penalizzata, ma allo stesso tempo spiega anche come la guerra abbia favorito un settore manifatturiero, in particolare bellico, posto sotto il controllo pubblico.

Una Confederazione, dunque, liberista nelle esportazioni, ma orientata al pubblico in economia interna. Con poche tasse (il che però l'ha penalizzata, come spiegato dall'Autore) e con molta autonomia fra gli Stati che la componevano.

Un'autonomia e una ricerca dell'indipendenza dall'Unione che, per molti versi, l'ha fatta entrare nell'immaginario romantico di molti e che portò anche molte tribù Native a combattere nelle fila della Confederazione, spesso per uno stile di vita agrario simile e un senso di rivalsa nei confronti dei Nordisti.

Pochi sanno, peraltro, come spiega l'Autore, che la Confederazione, anche se tardivamente, permise agli schiavi di colore di servire nell'esercito confederato. Fu proprio l'aspetto tardivo di tale scelta a pesare, visto che, come spiega Angelini, se tale riforma fosse stata introdotta prima, molto probabilmente l'esercito confederato sarebbe stato più numeroso e, allo stesso tempo, se la Confederazione avesse abolito la schiavitù, avrebbe potuto ricevere il tanto agognato sostegno europeo.

Eh sì, perché i seguaci di Jefferson Davis confidavano proprio in Gran Bretagna e Francia, affinchè scendessero nell'agone bellico al loro fianco.

Queste due potenze, come spiegato nel saggio, infatti, si rifornivano del cotone degli Stati del Sud e, allo stesso tempo, salvo lo schiavismo, avevano una visione simile.

Come ben sappiamo, ad ogni modo, il tanto ricercato sostegno dall'Europa, non arrivò mai.

Le conseguenze della sconfitta della Confederazione?

Come spiega Angelini, innanzitutto l'impoverimento degli Stati del Sud, sfruttati dalla borghesia profittatrice del Nord; lo sfruttamento dei Nordisti, a scopi propagandistici, dell'abolizione della schiavitù dei neri, i quali ad ogni modo finiranno per essere o ghettizzati o sfruttati dai capitalisti del Nord nelle loro fabbriche; la radicalizzazione del razzismo in un Sud impoverito, con conseguente fondazione del Ku Klux Klan.

“La Confederazione vittoriosa” di Michele Angelini ci offre un punto di vista diverso sulla Guerra Civile Americana e ci costringe a riflettere e a rivalutare la Storia, così come sarebbe sempre giusto accadesse, per chi la ama e la vuole approfondire senza pregiudizi.

Un saggio che ci presenta, peraltro, un Abraham Lincoln molto meno “epico” di quello che viene tramandato dai film o dai fumetti. In realtà politicamente molto debole, sostenuto solo da una parte del Partito Repubblicano e molto meno convinto di Jefferson Davis e dei suoi “soldati grigi”, al punto che, se questi avessero ottenuto qualche vittoria in più, Angelini sostiene che Lincoln avrebbe potuto probabilmente perdere il secondo mandato presidenziale contro il Democratico Gen. McClellan, il quale avrebbe ben presto firmato la pace con la Confederazione.

La Storia, dunque, avrebbe preso una piega molto diversa.

Luca Bagatin

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martedì 22 settembre 2026

Lula incontra Bernie Sanders a New York: multilateralismo, IA e interferenze elettorali al centro del confronto. Articolo di Luca Bagatin

 

Lo scorso 21 settembre 2026, a New York, il Presidente del Brasile, il socialista Luiz Inácio Lula da Silva, ha incontrato il Senatore statunitense Bernie Sanders.

Fra gli argomenti toccati dai due il multilateralismo, la pace, la democrazia, la governance dell'Intelligenza Artificiale e l'attuale situazione politica statunitense.

Entrambi hanno condiviso le medesime opinioni in merito al rischio di aumento della spesa militare a livello globale; alla crescente diseguaglianza fra ricchi e poveri; alla precarietà lavorativa in varie parti del mondo. Inoltre, hanno concordato sulla necessità di riformare il Consiglio di Sicurezza dell'ONU e espresso preoccupazione per il crescente estremismo, nonché ritengono che occorra urgentemente una governance multilaterale dell'Intelligenza Artificiale ed una maggiore partecipazione dei giovani e delle donne in politica.

Il Sen. Sanders ha espresso interesse nel voler conoscere l'esperienza sanitaria brasiliana, che ha introdotto il Sistema Sanitario Unificato.

Il Presidente Lula si è detto preoccupato relativamente a possibili interferenze statunitensi nelle prossime elezioni brasiliane, visto che è entrato nel mirino del regime di Trump, il quale sostiene apertamente il candidato della destra, Flavio Bolsonaro.

Egli ha altresì espresso particolari preoccupazioni per le posizioni del Segretario di Stato USA, Marco Rubio, il quale è particolarmente vicino alla famiglia Bolsonaro.

Il Presidente Lula, che si trova a New York per partecipare alla settimana di alto livello dell'81ª sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, aveva incontrato anche il Presidente dell'Uruguay Yamandú Orsi ed il Sindaco di New York, Zohran Mamdani.

Relativamente alla governance sull'IA, il Brasile ha già aderito all'Organizzazione Mondiale per la Cooperazione sull'Intelligenza Artificiale (WAICO) promossa dalla Repubblica Popolare Cinese, con la quale condivide le medesime posizioni in materia di multilateralismo, stabilità, equità e giustizia internazionale.

Luca Bagatin

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lunedì 21 settembre 2026

Elezioni legislative in Russia 2026: la destra avanza, la sinistra (purtroppo) arretra. Zjuganov (KPRF): "Occorre una politica orientata al sociale". Articolo di Luca Bagatin

Le elezioni legislative per il rinnovo della Duma, tenutesi dal 18 al 20 settembre 2026, hanno visto, purtroppo, un netto aumento delle forze di destra, sia liberali, sia nazionaliste.

Il partito liberal capitalista al governo, Russia Unita, ha ottenuto il 57,8% dei voti, rispetto al 49,8% del 2021; al secondo posto si conferma maggiore partito di opposizione il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), con il 13,7% (nel 2021 aveva il 18,9%); al terzo posto i nazionalisti del Partito LiberalDemocratico, che ottengono il 9% (nel 2021 avevano il 7,5%); al quarto il partito liberale di centrodestra Nuovo Popolo, con il 7,9% (nel 2021 aveva il 5,3%) e, ultimo partito a ottenere seggi alla Duma è il socialdemocratico Una Russia Giusta, che ottiene il 5% (nel 2021 aveva il 7,4%). L'altro partito comunista presente, quello più rivoluzionario, ovvero i “Comunisti di Russia”, ha ottenuto lo 0,85% (nel 2021 aveva l'1,27%).

Complessivamente, la sinistra russa – comunista e socialdemocratica - presente alle elezioni, ottiene circa il 20% e perde consensi.

Si tenga conto, ad ogni modo, che numerose sono le liste di sinistra che hanno invitato all'astensionismo, sia quelle favorevoli all'intervento militare in Ucraina, che quelle contrarie.

Fra le liste di sinistra astensioniste per protesta e che hanno ritenuto che nessuno dei partiti presenti alle elezioni rappresentasse una reale alternativa: il partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, l'Organizzazione dei Comunisti e il Partito Comunista Russo.

Il Segretario Generale del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), Gennady Zjuganov, ha dichiarato, a commento del risultato elettorale, fra le altre cose, che per vincere è necessaria non solo una società unita, ma anche un “programma concreto a sostegno dell'alta tecnologia”.

Egli ha spiegato come esista una profonda spaccatura nella società, che non può essere ignorata, che troppe persone in Russia vivono in povertà e che i prezzi sono aumentati, mentre “l'oligarchia si è accaparrata un trilione e mezzo di rubli in soli sei mesi. E non sono riusciti a trovare i soldi per sostenere gli agricoltori, per comprare da loro il grano a un prezzo ragionevole. Né sono riusciti a mantenere famiglie numerose”.

Zjuganov ha spiegato come tale situazione richieda “una politica orientata al sociale”, che attualmente non esiste.

Fra le altre cose, il leader comunista russo ha affermato: “Mi dicono che Russia Unita ha vinto. In una guerra, nessun partito può vincere. Possono vincere solo il popolo, una nuova rotta e un politico molto efficace e coraggioso”. Ed ha aggiunto che “Dobbiamo unire tutti e lavorare per la vittoria”.

Al momento, ad ogni modo, la sinistra russa rimane piuttosto divisa e, anche se nel cosiddetto Occidente in pochissimi vorrebbero ammetterlo, anche in Russia la fanno da padroni – a livello parlamentare - partiti di orientamento liberal capitalista, centrista e di centrodestra, come in gran parte dei Paesi dell'UE e oltre Oceano.

Partiti che stanno sistematicamente distruggendo lo Stato sociale e facendo inesorabilmente aumentare le diseguaglianze sociali in seno alla popolazione.

Luca Bagatin

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domenica 20 settembre 2026

XX Settembre, festa di laicità e democrazia cancellata dal fascismo e mai più reintrodotta. Articolo di Luca Bagatin

  

Il 20 Settembre è una data storica per l'Italia, la cui festività nazionale fu cancellata dal fascismo, probabilmente per ingraziarsi, ancora una volta, la Chiesa cattolica.

Il 20 Settembre, fino all'avvento della dittatura fascista, infatti, era la Festa della liberazione della Capitale d'Italia e dell'unificazione nazionale.

Il 20 Settembre 1870, con la presa di Roma, nota anche come Breccia di Porta Pia (ovvero quando i Bersaglieri italiani irruppero nello Stato Pontificio e lo conquistarono), l'Italia fu finalmente unita e libera da ogni forma di dominazione straniera e da ogni imposizione clericale.

La presa di Roma rappresenta, infatti, anche la fine dello Stato Pontificio e la caduta del potere temporale dei Papi dei cattolici.

Il 20 Settembre o XX Settembre, è e rimane storicamente il simbolo della vittoria della democrazia, della laicità e della libertà spirituale del popolo italiano.

Gli ideali del Risorgimento, mazziniani e garibaldini, trovarono – in tale data - quantomeno parziale compimento, per quanto, i successivi accordi fra il becerume liberal-monarchico al governo dell'Italia e la cosiddetta Santa Sede, mutilarono quella nobile vittoria anticlericale.

Con l'infausta Legge delle Guarentigie, infatti, il Regno d'Italia non solo garantì l'inviolabilità del Pontefice nella sua persona, ma anche l'inviolabilità dei suoi onori sovrani; la possibilità di avere delle forze armate; l'extraterritorialità dei palazzi vaticani, i quali rimanevano esentati dalla legge italiana e fu garantito finanche un introito annuo da corrispondere al Papa e al suo entourage di oltre 3 milioni di lire (oggi corrispondenti a circa 15 milioni di euro)!

Una legge vergognosa, che diverrà ancor più vergognosa con le ulteriori concessioni allo Stato Pontificio concesse dal fascismo mussoliniano, con i Patti Lateranensi (ancora oggi presenti nella Costituzione italiana) e con il successivo Nuovo Concordato, il peggior errore che Bettino Craxi – pur grande statista – potesse commettere.

Ad ogni modo, nonostante questi obbrobri clericali e di genuflessione ad uno Stato straniero, il XX Settembre rimane una data simbolica, purtroppo ancora oggi non più celebrata e festeggiata come tale e ricordata unicamente dalla Massoneria italiana e da qualche associazione laica e anticlericale. E ciò, nonostante siano state depositate alcune proposte di legge trasversali di reintroduzione di tale festività.

Ad ogni modo quello spirito garibaldino, che pur fu sconfitto negli anni successivi al Risorgimento (si pensi che Garibaldi si ritirò, povero e deluso, nella sua Caprera, dimettendosi finanche dalla carica di deputato al Parlamento, per tornare a fare l'agricoltore), continua ad aleggiare nei cuori di coloro i quali hanno combattuto e combattono ancora per un ideale.

Giuseppe Garibaldi, simbolo di socialismo originario e di lotta ai tiranni disse: “Il giorno in cui i contadini saranno educati nel vero, i tiranni e gli schiavi saranno impossibilitati sulla terra”.

In alcune zone del mondo questo monito e auspicio si è avverato. Pensiamo ai Paesi del Socialismo del XXI Secolo in America Latina (molti dei quali, ancora oggi, oltre che a Bolivar, Sandino e José Martì, si ispirano anche ai nostri Garibaldi e Mazzini) e in diversi Paesi socialisti nel mondo.

In Italia e nel resto dell'UE (in cui – grazie alle varie Von Der Leyen, Draghi, Kallas, Metsola and Co., si è tornati ad un clima pre-Risorgimentale e oligarchico), evidentemente no, ma l'eroe non è colui che vince sulla terra, ma colui il quale vince nello spirito e lo spirito è e rimane senza tempo.

Lo spirito di laicità portato avanti dal XX Settembre non morirà mai, finché la fiaccola del Risorgimento, garibaldino, mazziniano, massonico, socialista, repubblicano, teosofico, democratico, rimarrà vivo.

Luca Bagatin

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sabato 19 settembre 2026

La sinistra russa alle elezioni per il rinnovo della Duma: programmi, esclusioni e astensionismo. Articolo di Luca Bagatin

 

In Russia si stanno tenendo le elezioni legislative, processo iniziato il 18 settembre 2026 e che si concluderà il 20 settembre.

Tre i partiti di sinistra - socialista e comunista - presenti e che si contrappongono al partito liberal-capitalista al governo, Russia Unita.

Parliamo del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), guidato da Gennady Zjuganov e maggior partito di opposizione alla Duma e nel Paese; “Comunisti di Russia”, guidato da Sergey Malinkovich ed il socialdemocratico “Una Russia Giusta”, guidato da Sergey Mironov.

Il Partito Comunista della Federazione Russa, che purtroppo non potrà schierare uno dei suoi esponenti più forti, ovvero Nikolay Bondarenko, escluso dalle autorità, il 7 settembre scorso, con accuse infondate (la sua vicenda l'ho riassunta in questo articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/09/russia-nikolay-bondarenko-kprf-il.html), ha presentato da tempo il suo corposo Programma per la Vittoria.

Un programma che, secondo il KPRF, “incorpora l'esperienza di successo dell'Unione Sovietica e della Cina moderna” e si propone quale “piano per la transizione pacifica e democratica della Russia verso la via dello sviluppo socialista”.

Fra i punti programmatici del KPRF: l'abolizione della riforma delle pensioni, con un abbassamento dell'età pensionabile a 55 anni per le donne e a 60 anni per gli uomini; un aumento delle pensioni per tutte le categorie di pensionati; la promozione di una sanità e di un'istruzione gratuita e di alta qualità; massicci investimenti in ricerca e sviluppo (in particolare sulle nuove tecnologie e sulla robotica); nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia e del sistema bancario; stop ad ogni privatizzazione di imprese attualmente statali e municipali; rinuncia della Russia di aderire all'Organizzazione Mondiale del Commercio ed al Fondo Monetario Internazionale; introduzione di un'imposta progressiva sul reddito e esenzione delle imposte per i cittadini a basso reddito; eliminazione dell'IVA e della tassa sull'estrazione mineraria; abolizione delle accise sui prodotti petroliferi; ammodernamento delle infrastrutture e dei trasporti; creazione di imprese cooperative agricole e di consumo; controllo pubblico dei prezzi dei beni essenziali; lotta alla corruzione e alla burocrazia; unione della Russia e della Bielorussia in un unico Paese; lavorare per l'unità delle forze patriottiche di sinistra.

Sebbene i “Comunisti di Russia” di Sergey Malinkovich siano fortemente critici nei confronti del KPRF ed abbiano un'impostazione marxista-leninista più rivoluzionaria, il loro programma non si discosta troppo da quello del Partito Comunista della Federazione Russa e punta sempre a una Russia più democratica e orientata al socialismo, superando l'attuale sistema oligarchico e capitalista.

Una Russia che, secondo i “Comunisti di Russia”, adotti una Costituzione socialista, trasferisca il potere ai lavoratori e ai loro organi di autogoverno (ovvero i Soviet); che elimini ogni forma di sfruttamento e reddito parassitario e favorisca l'espansione del settore pubblico e dell'economia reale, sulla base dello sviluppo dei mezzi di produzione ad alta tecnologia.

Anche “Una Russia Giusta”, partito di ispirazione socialista democratica guidato da Sergey Mironov (fondatore peraltro della rete socialista e anti-imperialista internazionale Sovintern), ha un programma decisamente più avanzato, sociale e di sinistra, rispetto ad un qualsiasi partito “socialdemocratico” occidentale dei tempi odierni.

Il partito di Mironov, infatti, propone, fra le altre cose, una riforma fiscale che preveda un'imposta sul reddito per i più ricchi fino al 35% e l'abolizione di tale imposta per i ceti meno abbienti; una tassa sugli extra profitti delle banche e una imposta sui grandi patrimoni; l'eliminazione delle agevolazioni fiscali per gli esportatori di materia prime; l'abolizione della riforma fiscale per le piccole e medie imprese; il ritorno dell'IVA al 20% (attualmente è del 22%, come in Italia); un salario minimo dignitoso; l'aumento dei salari per operatori nel settore sanitario, scolastico e scientifico; l'introduzione della tredicesima mensilità per i lavoratori dipendenti.

Non è stato consentito di presentarsi, invece, ancora una volta, al partito di sinistra patriottica e nazionalbolscevica “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, primo partito peraltro ad aver denunciato e a contrapporsi al nazionalismo di estrema destra russofobo nelle Repubbliche post-sovietiche, già negli Anni '90 – quando aveva assunto la denominazione di Partito NazionalBolscevico ed era guidato dallo scrittore dissidente Eduard Limonov (unico partito politico ad essere stato ingiustamente vietato, con decisione confermata nel 2007 dalla Corte Suprema). E unico partito a proporre un ritorno all'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ma attraverso il socialismo popolare e anti-burocratico.

Altri due partiti comunisti russi hanno scelto, invece, la via dell'astensionismo, ovvero l'Organizzazione dei Comunisti e il Partito Comunista Russo, nati dalla scissione del Partito Comunista Russo dei Lavoratori (il cui leader storico, nel 1991, fu il celebre giornalista e sindacalista Viktor Anpilov). Entrambi i partiti rifiutano l'intervento militare russo in Ucraina.

L'Organizzazione dei Comunisti, in una nota, ha denunciato la propaganda bellicista del governo, a fronte di un peggioramento del tenore di vita delle classi lavoratrici; l'esclusione dalle elezioni del deputato del KPRF Nikolay Bondarenko e del partito liberale Yabloko, critico nei confronti della guerra; il timore di brogli elettorali, in quanto il voto elettronico è totalmente sotto il controllo statale e non può essere verificato.

L'Organizzazione dei Comunisti, a fronte di tutto ciò, ha invitato all'astensione, sottolineando peraltro come “le elezioni non possano risolvere in modo sostanziale i problemi fondamentali della società moderna. Per risolverli, è necessario un cambiamento del sistema socio-economico, che non si realizza attraverso le elezioni, bensì tramite una radicale ristrutturazione della società, come avvenne nel 1917”.

Luca Bagatin

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venerdì 18 settembre 2026

A Roma il Congresso globale della World Association of Noonomy: dalla produzione alla conoscenza. Articolo di Luca Bagatin

 

Dal 16 al 19 settembre si è tenuto, a Roma, presso l'Hotel Parco dei Principi, il Congresso globale dell'Associazione “World Association of Noonomy” (WAN, https://www.noonomy-wan.org), presieduta dall'economista russo Sergey Bodrunov, ideatore della teoria della Noonomia.

Sergey Bodrunov, classe 1958, professore universitario, è membro dell'Accademia Russa delle Scienze, Presidente della Libera Società Economica della Russia.

Al Congresso hanno partecipato studiosi e importanti economisti di tutto il mondo, fra i quali Cheng Enfu, Professore dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali e Presidente dell'Associazione Mondiale di Economia Politica (WAPE); Alan Freeman, co-direttore del Geopolitical Economy Research Group e già economista della Greater London Authority, il quale ha insegnato alla University of Greenwich; James K. Galbraith, Professore dell'Università del Texas ad Austin, nonché figlio dell'economista e diplomatico statunitense John K. Galbraith e numerosi altri studiosi ed economisti provenienti da 35 Paesi dell'Europa, dell'America Latina, dell'Asia e di altre aree del mondo.

Ma, che cos'è la Noonomia, di cui si è ampiamente discusso al Congresso?

Essa è una teoria economica volta a superare l'attuale paradigma capitalista/produttivista/colonialista, mantenendo l'economia di mercato e si fonda sull'assunto che la conoscenza umana è ormai la risorsa principale di tutto il processo produttivo.

Essa è un'evoluzione già per molti versi prevista da Karl Marx, come spiega Sergey Bodrunov.

Evoluzione che pone, appunto, al centro di tutto, la conoscenza umana, ovvero lo sviluppo della mente, che consente all'uomo di distaccarsi dalla produzione materiale.

Ciò genera, e ha generato, il superamento del cosiddetto “regno delle necessità”, ovvero del soddisfacimento dei bisogni, per approdare alla fusione fra istruzione-scienza-cultura-produzione.

La produzione meccanizzata – con tanto di utilizzo di relative materie prime - appare ormai un processo superato, secondo Bodrunov.

Le tecnologie hanno permesso tale superamento. Un esempio che potremmo utilizzare per illustrare tale trasformazione è quello dello smartphone, che concentra in un unico dispositivo funzioni precedentemente svolte da numerosi prodotti distinti. Secondo tale prospettiva, la quantità materiale dei beni necessari a soddisfare determinati bisogni può ridursi senza che diminuisca necessariamente la qualità o la varietà delle funzioni disponibili.

La trasformazione tecnologica pone però anche una questione più generale: il PIL è sufficiente a misurare il progresso di una società nella quale la conoscenza, la qualità dei servizi e l'efficienza nell'uso delle risorse assumono un peso crescente? E' davvero così importante un parametro quantitativo, rispetto a una realtà qualitativamente più rilevante, si chiede Bodrunov?

La capacità di acquisire nuove conoscenze e renderle disponibili alla comunità è, a parere dell'economista russo, molto più importante e centrale rispetto al PIL di un Paese.

E' in questo modo che, i Paesi, si trasformano in realtà ad alta intensità di conoscenza e capaci di rispondere alle sfide del futuro. E saranno in grado di farlo riducendo enormemente, non solo lo sfruttamento del Pianeta e delle relative materie prime, ma inquinando molto meno e realizzando prodotti e producendo servizi a costi decisamente inferiori.

Sergey Bodrunov definisce tutto ciò “Nsi 2”, ovvero “nuova società industriale di seconda generazione”. Fondata, appunto, sullo sviluppo della conoscenza umana, la quale permette non solo di soddisfare bisogni, ma di dare risposte a un'infinità di altre possibilità, qualitativamente migliori.

L'aspetto qualitativo è, nella tesi dell'economista russo, elemento fondante e centrale e ciò si può ottenere solamente attraverso la ricerca, frutto della conoscenza umana.

E tutto ciò permetterà all'essere umano di “oltrepassare i confini della produzione”, rivoluzionando l'intera struttura economica.

Affinché sempre più persone non si ritrovino, improvvisamente, senza lavoro, occorre una forma di pianificazione economica, secondo Bodrunov, che permetta alle persone di essere reintegrate nella società, individuando fra queste nuove figure professionali, sempre più altamente formate.

L'approccio “nooeconomico” è, dunque, un approccio orientato alla cooperazione e allo sviluppo della società nel suo insieme.

Un approccio razionale, che superi i bisogni indotti/simulati (come quelli veicolati dalla pubblicità commerciale) e il flusso del capitale finanziario, per soddisfare bisogni reali e volti allo sviluppo della società nel suo insieme, attraverso conoscenza e formazione continue.

Massimizzare i profitti, in sostanza, è ben poco razionale e ragionevole se la conseguenza è, ad esempio, la distruzione del patrimonio ambientale e di risorse vitali per il Pianeta e gli esseri viventi.

Attraverso la conoscenza, invece, si possono porre soluzioni e alternative a tutto ciò – mettendo finalmente fine alla crescita infinita dei consumi e dei bisogni simulati - e ciò grazie all'uso razionale delle tecnologie e di tecnologie ancora da ricercare e sviluppare.

Il tutto a beneficio della comunità nel suo insieme, preservando l'attuale civiltà e diffondendo ovunque una nuova forma di civiltà, più consapevole, evoluta e razionale.

Al Congresso era naturalmente presente anche il prof. Vladimir Kvint, economista russo-statunitense, già professore di strategia, gestione e economia internazionale presso la Fordham University, la New York University e il Babson College, oltre ad essere Presidente del Dipartimento di strategia economica e finanziaria presso la Scuola di economia di Mosca.

Con il prof. Kvint, Bodrunov ha ampiamente collaborato allo sviluppo della teoria della Noonomia, proponendo lo studio critico e l'incorporazione delle esperienze socio-economiche della Cina e dei Paesi del Nord Europa, promuovendo così un sistema fondato su una forma di pianificazione efficiente, che combini economia di mercato a sviluppo di un solido sistema di welfare.

Pianificazione, uso e sviluppo razionale delle risorse, conoscenza condivisa, soddisfacimento di bisogni delle persone, condivisione della ricchezza, queste a parere dei relatori del Congresso, le parole d'ordine e le linee guida da seguire in questo mondo alla deriva, pieno di crisi economiche e geopolitiche e con una Intelligenza Artificiale che, se non regolamentata e usata a beneficio della comunità, a livello globale, rischia sempre più di sfuggire di mano.

Luca Bagatin

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martedì 15 settembre 2026

Dalla parte giusta della Storia: la sfida dei BRICS all'ordine unipolare. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente cinese Xi Jinping ha partecipato, dal 12 al 13 settembre, al XVIII vertice dei BRICS, che si è svolto nella capitale dell'India, Nuova Delhi.

Al vertice, presieduto dal Primo Ministro indiano Nerendra Modi, hanno partecipato, fra gli altri, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin; il Presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa; il Presidente dell'Iran, Masoud Pezeshkian; il Presidente dell'Egitto Abdel Fattah El-Sisi; il Ministro degli Esteri brasiliano Mauro Vieira.

Il Presidente cinese Xi ha sottolineato il vigore e la vitalità dei Paesi BRICS nel corso degli anni, sottolineando come essi siano la piattaforma di cooperazione più influente per i Paesi in via di sviluppo ed i mercati emergenti.

Egli ha spiegato come il Sud del mondo stia guadagnando terreno e come la tendenza verso un mondo multipolare sia inarrestabile. Di pari passo con il declino dell'unilateralismo e delle politiche di potenza, che vorrebbero contrastare tale ascesa.

Il presidente Xi ha spiegato come i BRICS debbano schierarsi dalla parte giusta della Storia, impegnandosi per guidare l'ordine internazionale verso equità e giustizia, lavorando assieme per costruire una comunità dal futuro condiviso per l'umanità.

Egli ha rilevato come i BRICS debbano rafforzare la loro cooperazione nell'ambito dell'Intelligenza Artificiale, incoraggiando l'open source, la trasparenza e la condivisione, partecipando all'Organizzazione mondiale per la cooperazione sull'IA.

Xi Jinping ha altresì sottolineato la necessità che i BRICS sostengano pace e stabilità globali, lavorando per una sicurezza comune globale, cooperativa e sostenibile, che si opponga alla mentalità della Guerra Fredda e al confronto tra i blocchi, contrastando la violazione della sovranità di altri Paesi e l'ingerenza nei loro affari interni.

Egli ha anche puntato il dito contro ogni forma protezionistica a livello commerciale e ha esortato i Paesi BRICS a lavorare in tal senso, ovvero per un sistema commerciale multilaterale e aperto.

Per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente, il Presidente cinese ha affermato, nel suo discorso: “La situazione in Medio Oriente rimane complessa e in continua evoluzione. Questa guerra ha inflitto gravi perdite alle popolazioni di tutti i Paesi della regione ed è contraria agli interessi comuni della comunità internazionale. Ho formulato quattro proposte per la salvaguardia e la promozione della pace e della stabilità in Medio Oriente, volte alla de-escalation, alla fine delle ostilità e alla promozione della pace. Le parti interessate dovrebbero attenersi alla via della soluzione politica e adoperarsi per un cessate il fuoco permanente e globale. Occorre prestare attenzione ad affrontare i problemi alla radice, a ricostruire la fiducia tra i paesi della regione e a stabilire una nuova architettura di sicurezza. La questione palestinese è sempre al centro della questione mediorientale e la via fondamentale da seguire è l'attuazione della soluzione dei due Stati e la realizzazione della coesistenza pacifica tra Palestina e Israele. La Cina collaborerà con gli altri membri dei BRICS per svolgere un ruolo adeguato nel portare pace e tranquillità in Medio Oriente”.

Il XVIII vertice ha adottato una dichiarazione congiunta di 140 punti dal titolo “Costruire per la resilienza, l'innovazione, la cooperazione e la sostenibilità”, che prevede un impegno per una governance globale inclusiva, volta al rafforzamento del multilateralismo, della sicurezza internazionale e ragionale, che auspichi la pace e sittolinea la necessità di una crescita economica globale e sostenibile.

Nella dichiarazione si è fatto esplicito riferimento alla Conferenza afro-asiatica di Bandung, in Indonesia, del 1955, che proclamò principi generali quali l'uguaglianza, l'indipendenza, il non intervento e il mutuo vantaggio. E proprio tale spirito funge da punto di riferimento dei BRICS, oggi.

Nella dichiarazione congunta si chiede l'attuazione delle Risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza, che richiedono a tutte le parti del mantenimento del cessate il fuoto e il pieno accesso umanitario nella Striscia di Gaza.

La dichiarazione esprime anche profonda preoccupazione per le continue violenze a Gaza e lo sfollamento forzato dei palestinesi nella Stroscia e chiede la creazione di uno Stato di Palestina “sovrano, indipendente e vitale entro i confini internazionalmente riconosciuti del 1967, che includevano la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, con Gerusalemme Est come capitale, al fine di realizzare la visione di due Stati che vivono fianco a fianco, in pace e sicurezza”.

La dichiarazione congiunta dei Paesi BRICS ha ribadito, inoltre, il proprio sostegno a Cuba affermando: “Sottolineando il carattere dell’America Latina e dei Caraibi come zona di pace, fondata sul rispetto reciproco, sulla risoluzione pacifica delle controversie e sul non intervento, esprimiamo profonda preoccupazione per la situazione relativa a Cuba a causa dell’inasprimento delle misure di blocco unilaterali contro il Paese, dei loro effetti negativi sull’economia cubana, sulle forniture energetiche e del preoccupante impatto umanitario sul popolo cubano. A questo proposito, ribadiamo la necessità di porre fine alle misure economiche, commerciali e finanziarie contro Cuba in conformità con la Risoluzione A/RES/80/4 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com